La Direzione nazionale del Pdci ha approvato la relazione del Segretario. Si va verso il Congresso straordinario che sarà convocato dal prossimo Comitato Centrale.

«Se io volessi rifare il Pci sarei semplicemente pazzo, perché il Pci aveva il 34% dei voti ed era una cosa grandissima
Vorrei molto più banalmente
rifare una rifondazione comunista come quando era tutta
unita. E cioè , un partito medio-grande». Ha dichiarato
Oliviero Diliberto in un'intervista all'agenzia Dire.
Ma cosa farà il Prc? «Io ho dichiarato ieri, a nome della
segreteria nazionale del partito che siamo pronti a fare la
riunificazione. Naturalmente ora spetta a loro», replica
Diliberto. In ogni caso, dice ancora «adesso occorre
ricostruire la sinistra iniziando dai comunisti. Quindi
rimettendo insieme i 2 partiti comunisti e tutti gli altri
comunisti che non si riconoscono in Rifondazione e nel Pdci».
Questo, ovviamente, va fatto partendo da una «autocritica
severissima: il simbolo, l'insediamento sociale, la campagna
elettorale sbagliata e anche il profilo della sinistra
stessa». Sono questi per Diliberto alcuni degli errori
commessi dalla Sinistra arcobaleno.
Insomma, osserva, «c'è da ricostruire ripartendo da falce e
martello».
«Con quel simbolo 2 anni fa abbiamo preso 3 milioni e 700
mila voti. Con il simbolo dell'arcobaleno solo un milione».
«Prc e Pdci possono riunificarsi» aggiunge, per questo
«aderiamo con convinzione all'appello che ci viene rivolto
da intellettuali, lavoratori e luoghi di lotta».
I due partiti possono riunificarsi e «insieme a loro
tantissimi militanti comunste e comunisti che non
appartengono ai partiti, per ricostruire la sinistra
iniziando da lì». Insomma, insiste, «iniziamo dai
comunisti».
APPELLO
COMUNISTE E COMUNISTI: COMINCIAMO DA NOI
Dopo il crollo della Sinistra Arcobaleno, ci rivolgiamo ai militanti e ai dirigenti del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia
Siamo comuniste e comunisti del nostro tempo. Abbiamo scelto di stare nei movimenti e nel conflitto sociale. Abbiamo storie e sensibilità diverse: sappiamo che non è il tempo delle certezze. Abbiamo il senso, anche critico, della nostra storia, che non rinneghiamo; ma il nostro sguardo è rivolto al presente e al futuro. Non abbiamo nostalgia del passato, semmai di un futuro migliore. Il risultato della Sinistra Arcobaleno è disastroso: non solo essa ottiene un quarto della somma dei voti dei tre partiti nel 2006 (10,2%) - quando ancora non vi era l’apporto di Sinistra Democratica - ma raccoglie assai meno della metàdei voti ottenuti due anni fa dai due partiti comunisti (PRC e PdCI), che superarono insieme l’8%. E poco più di un terzo del miglior risultato dell’8,6% di Rifondazione, quando essa era ancora unita. Tre milioni sono i voti perduti rispetto al 2006. E per la prima volta nell’Italia del dopoguerra viene azzerata ogni rappresentanza parlamentare: nessun comunista entra in Parlamento. Il dato elettorale ha radici assai più profonde del mero richiamo al “voto utile”:risaltano la delusione estesa e profonda del popolo della sinistra e dei movimenti per la politica del governo Prodi e l’emergere in settori dell’Arcobaleno di una prospettiva di liquidazione dell’autonomia politica, teorica e organizzativa dei comunisti in una nuova formazione non comunista, non anticapitalista, orientata verso posizioni e culture neo-riformiste. Una formazione che non avrebbe alcuna valenza alternativa e sarebbe subalterna al progetto moderato del Partito Democratico e ad una logica di alternanza di sistema.
E’ giunto il tempo
delle scelte: questa è la nostra
Non condividiamo l’idea del soggetto unico della sinistra di
cui alcuni chiedono ostinatamente una “accelerazione”,
nonostante il fallimento politico-elettorale. Proponiamo
invece una prospettiva di unità e autonomia delle forze
comuniste in Italia, in un processo di aggregazione che, a
partire dalle forze maggiori (PRC e PdCI), vada oltre
coinvolgendo altre soggettività politiche e sociali, senza
settarismi o logiche auto-referenziali. Rivolgiamo un
appello ai militanti e ai dirigenti di Rifondazione, del
PdCI, di altre associazioni o reti, e alle centinaia di
migliaia di comuniste/i senza tessera che in questi anni
hanno contribuito nei movimenti e nelle lotte a porre le
basi di una società alternativa al capitalismo, perché non
si liquidino le espressioni organizzate dei comunisti ed
anzi si avvii un processo aperto e innovativo, volto alla
costruzione di una “casa comune dei comunisti”. Ci
rivolgiamo: -alle lavoratrici, ai lavoratori e agli
intellettuali delle vecchie e nuove professioni, ai precari,
al sindacalismo di classe e di base, ai ceti sociali che
oggi “non ce la fanno più” e per i quali la “crisi della
quarta settimana” non è solo un titolo di giornale: che
insieme rappresentano la base strutturale e di classe
imprescindibile di ogni lotta contro il capitalismo; -ai
movimenti giovanili, femministi, ambientalisti, per i
diritti civili e di lotta contro ogni discriminazione
sessuale, nella consapevolezza che nel nostro tempo la lotta
per il socialismo e il comunismo può ritrovare la sua carica
originaria di liberazione integrale solo se è capace di
assumere dentro il proprio orizzonte anche le problematiche
poste dal movimento femminista; -ai movimenti contro la
guerra, internazionalisti, che lottano contro la presenza di
armi nucleari e basi militari straniere nel nostro Paese,
che sono a fianco dei paesi e dei popoli (come quello
palestinese) che cercano di scuotersi di dosso la tutela
militare, politica ed economica dell’imperialismo; -al mondo
dei migranti, che rappresentano l’irruzione nelle società
più ricche delle terribili ingiustizie che l’imperialismo
continua a produrre su scala planetaria, perchè solo
dall’incontro multietnico e multiculturale può nascere -
nella lotta comune - una cultura ed una solidarietà
cosmopolita, non integralista, anti-razzista, aperta alla
“diversità”, che faccia progredire l’umanità intera verso
traguardi di superiore convivenza e di pace. Auspichiamo un
processo che fin dall’inizio si caratterizzi per la capacità
di promuovere una riflessione problematica, anche
autocritica. Indagando anche sulle ragioni per le quali
un’esperienza ricca e promettente come quella originaria
della “rifondazione comunista” non sia stata capace di
costruire quel partito comunista di cui il movimento operaio
e la sinistra avevano ed hanno bisogno; e come mai quel
processo sia stato contrassegnato da tante divisioni,
separazioni, defezioni che hanno deluso e allontanato dalla
militanza decine di migliaia di compagne/i. Chiediamo una
riflessione sulle ragioni che hanno reso fragile e
inadeguato il radicamento sociale e di classe dei partiti
che provengono da quella esperienza, ed anche gli errori che
ci hanno portati in un governo che ha deluso le aspettative
del popolo di sinistra: il che è pure all’origine della
ripresa delle destre. Ci vorrà tempo, pazienza e rispetto
reciproco per questa riflessione. Ma se la eludessimo,
troppo precarie si rivelerebbero le fondamenta della
ricostruzione. Il nostro non è un impegno che contraddice
l’esigenza giusta e sentita di una più vasta unità d’azione
di tutte le forze della sinistra che non rinunciano al
cambiamento. Né esclude la ricerca di convergenze utili per
arginare l’avanzata delle forze più apertamente reazionarie.
Ma tale sforzo unitario a sinistra avrà tanto più successo,
quanto più incisivo sarà il processo di ricostruzione di un
partito comunista forte e unitario, all’altezza dei tempi.
Che - tanto più oggi - sappia vivere e radicarsi nella
società prima ancora che nelle istituzioni, perché solo il
radicamento sociale può garantire solidità e prospettive di
crescita e porre le basi di un partito che abbia una sua
autonoma organizzazione e un suo autonomo ruolo politico con
influenza di massa, nonostante l’attuale esclusione dal
Parlmento e anche nella eventualità di nuove leggi
elettorali peggiorative. La manifestazione del 20 ottobre
2007, nella quale un milione di persone sono sfilate con
entusiasmo sotto una marea di bandiere rosse coi simboli
comunisti, dimostra – più di ogni altro discorso – che
esiste nell’Italia di oggi lo spazio sociale e politico per
una forza comunista autonoma, combattiva, unita ed unitaria,
che sappia essere il perno di una più vasta mobilitazione
popolare a sinistra, che sappia parlare - tra gli altri - ai
200.000 della manifestazione contro la base di Vicenza, ai
delegati sindacali che si sono battuti per il NO all’accordo
di governo su Welfare e pensioni, ai 10 milioni di
lavoratrici e lavoratori che hanno sostenuto il referendum
sull’art.18. Auspichiamo che questo appello – anche
attraverso incontri e momenti di discussione aperta -
raccolga un’ampia adesione in ogni città, territorio, luogo
di lavoro e di studio, ovunque vi siano un uomo, una donna,
un ragazzo e una ragazza che non considerano il capitalismo
l’orizzonte ultimo della civiltà umana.

