11 Ottobre: La Rinascita dei Comunisti


''La manifestazione di sabato 11 ottobre ha
dimostrato, senza alcuna possibilità di equivoco, che la sinistra in Italia può
riunirsi e rimettersi in movimento solo intorno ai comunisti". Lo afferma in una
nota Nino Frosini, segretario regionale del Pdci.''PdCI e Rifondazione -
prosegue - sono stati l'anima e il corpo che ha riempito le strade di Roma con
le bandiere rosse e la falce ed il martello. Ora si dovrà senza alcun indugio
dare seguito a questa concreta premessa e fare in modo che i comunisti insieme
affrontino la prova elettorale delle amministrative e delle europee. A
cominciare dalla Toscana. Solo per questa via si potrà consentire la nascita di
una sinistra non anticomunista con la quale allearsi per aprire un percorso che
sappia essere sia di confronto autentico che di possibile e praticabile
alternativa al Pd''.





Sfila L'Orgoglio Comunista
Se in politica i simboli contano qualcosa, essere
accolti da centinaia di persone che cantano Bandiera rossa e da un mare di
bandiere dello stesso colore dell’inno dei comunisti allora forse vuol dire
qualcosa. Specie se a cantare e a sventolare è la testa del corteo e non la coda
come di solito accadeva nell’era di movimenti altermondialisti prima, pacifisti
poi. I tempi sono cambiati, c’è la crisi economica e non il liberismo
trionfante, e all’imbocco di via Cavour in una Roma assolata che sembra
principio d’estate, da un camioncino si sente urlare che “la parola del futuro è
comunismo”, punto e basta. Magari fosse così semplice. Gianni Rinaldini a metà
corteo guida lo spezzone operaio della sua Fiom, e avverte: “La crisi sarà
pesantissima ed è già cominciata. Se la Cgil non raccoglie il disagio sociale,
questo rischia di finire altrove ed esplodere anche in forme pericolose”. Che
vuol dire atti di razzismo, guerre tra poveri, conflitti fuori controllo ed
egemonizzati dalle destre.
Per questa piazza però il punto è un altro: dimostrare di esistere nonostante la
batosta elettorale e le risse intestine. Accantonato l’Arcobaleno, la coalizione
uscita massacrata dalle urne ma anche le bandiere che avevano monopolizzato
piazze e balconi qualche anno fa, a mettersi in mostra sono i partiti. E lo
fanno in pompa magna: gli organizzatori alla fine parleranno di 300 mila persone
in corteo, la questura dirà 100 mila (in serata però ridimensionerà curiosamente
a 20 mila) e questo vuol dire che sono davvero tanti, molti di più di quanti se
ne aspettavano in una vigilia piena di timori.
Rifondazione è in grandissimo spolvero, nella prima metà del corteo i ferrariani
con il segretario sorridente come mai lo avevamo visto (“la ritirata è finita,
vorrei lanciare da qui il coordinamento di tutte le opposizioni della sinistra,
delle forze sociali e politiche”), nella seconda i vendoliani che distingui solo
perché confondono le loro bandiere con quelle della Sinistra Democratica (con
striscione grillesco rivolto a Berlusconi “Riapriamo il dialogo: vaffanculo”) e
il leader Nichi che annuncia la nascita dell’associazione politico-culturale
“Per la Sinistra”. E poi i Giovani comunisti con sound system, comunisti lucani
di Pietrapertosa con la cornamusa, il PdCI di Diliberto (avanti) e di Rizzo (in
coda con striscione su un’altra costituente, “comunista” e opposta a quella
vendoliana) e giù fino al Pcl anticapitalista di Ferrando, ai Carc e a quelli di
Falce e martello, minoranza del Prc oggi nella maggioranza del partito. Si fa
vedere anche l’amato-odiato Fausto Bertinotti, e tra qualche fischio e alcuni
applausi spuntano t-shirt bianche con su scritto “indicibile: sono comunista”, e
ogni riferimento all’ex presidente della Camera è puramente voluto.
Un giovane racconta che si sta divertendo ad andare in giro a leggere gli
striscioni “che configgono tra loro”, ma in realtà se non sei un militante in
quota all’una o all’altra parte in causa non te ne accorgi più di tanto.
Vero è che mancano all’appello buona parte dei tanti comitati territoriali che
pure hanno costituito l’ossatura dei partiti della sinistra, le lotte nei
territori per un giorno abdicano alla riaffermazione di una identità. Con
alcune, lodevoli, eccezioni. Gli ambientalisti che lanciano l’avvio di una
campagna sul nucleare (ne parla Gianni Mattioli, fondatore dei Verdi e poi
transfuga, dal palco), il comitato contro la discarica del Formicoso in Alta
Irpinia decisi a far conoscere la bontà della loro lotta, il comitato che si
oppone all’aeroporto senese di Ampugnano, gli scatenati operatori socio-sanitari
napoletani, macchia di bianco in tanto rosso che zigzaga per il corteo cantando
a squarciagola “’O Sarracino”. E poi Action e i Gap, occupanti di case e
immigranti dietro gli striscioni “L’opposizione si fa non si declama” e “La
crisi? Facciamola pagare a loro”. Loro chi? “Banchieri, grandi imprenditori,
palazzinari”. Nel frattempo distribuiscono pane e olio a un euro e fanno affari
e proseliti nei quartieri popolari dove il carovita fa sicuramente più danni del
crollo delle borse.
Ma, tra tante piccole-grandi differenze, a unire tutti ci pensa una sola
persona: la ministra Gelmini. Non c’è in piazza il movimento degli studenti né
quello degli insegnanti, ci sono solo mamme, docenti e bambini dell’Iqbal Masih
che rappano le canzoni degli Assalti frontali ed è uno spasso ascoltarli, ma un
po' ovunque spuntano cartelli “no Gelmini”. In una ipotetica classifica per un
programma unitario della manifestazione, la scuola primeggia insieme alla crisi
e a un antiberlusconismo che abbraccia anche Confindustria. La pace rimane sullo
sfondo, i diritti civili pure. Anche l’antirazzismo è in sordina. E, visto
quando sta accadendo in Italia, è forse l’unico vero neo di una bella giornata
in cui rispunta l’orgoglio comunista.
da il Manifesto del 12/10/08