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            Orfani della Democrazia e della Costituzione

 

Lettera al Sindaco presentata dal Consigliere Comunale PdCI Marco Carioni. Di seguito l'intervento sempre di Carioni sulla Costituzione durante il consiglio comunale aperto svoltosi in Piazza a San Giuliano Terme il 3 Giugno e in fine il discorso che doveva essere presentato da un membro del direttivo PdCI in Consiglio Comunale aperto in merito alla vicenda del libro dei Salò se non fosse stata imposta la schedatura dei presenti (in tasca al diritto di libertà e di espressione).

 

Signor Sindaco,

il 19 luglio 2008 quello che a San Giuliano Terme non era mai successo in 63 anni, Lei può vantarsi di averlo provocato in poche ore.

Per la prima volta la Sala Consiliare del Comune, dove, tra le altre cose, si trova il bellissimo quadro del Partigiano Uliano Martini, è stata violata dalla presenza di fascisti locali e non, che hanno potuto tranquillamente svolgere la loro iniziativa di apologia del fascismo e riabilitazione di repubblichini, nonché di esaltazione del fucilatore di italiani, il fascista servo dei nazisti, Giorgio Almirante.

San Giuliano Terme assediata dalla polizia: complimenti! Ha il beneficio di essere il primo sindaco che ha addirittura "schedato" i partecipanti al Consiglio comunale aperto, facendone annotare le generalità dai documenti di identità. Non serve che poi platealmente abbia fatto stracciare i fogli con le annotazioni. Si vergogni di averlo permesso!

E poi trovare al tavolo della Presidenza, invitati a parlare di antifascismo, l'addetta stampa della Casa Editrice Mursia e Carioti, l'autore del libro su Salò, è inaccettabile. Proprio loro accanto al rappresentante dell'ANPI!!

Come più volte abbiamo ribadito, non siamo mai stati per la censura dei libri, ma che il libro sulla revisione dei repubblichini di Salò (e che avranno fatto mai... solo qualche ammazzatina, solo qualche rappresaglina... e che volete.. erano giovani.. avevano fatto una scelta di vita e anche i partigiani, dai ci hanno messo del loro, perché per vendicare quelle ammazzatine e quelle rappresagline sono stati un po' violenti - è questo che ora si vuol fare credere) fosse presentato nella sala dove si riunisce l'organo democratico di un'istituzione pubblica è qualcosa di inaccettabile.

I fascisti potevano presentare il loro libro, ma non certo nella Sala del Consiglio Comunale!

Al Signor Betti, che si vanta di aver applicato alla lettera il regolamento ricordo che un regolamento è un atto amministrativo e nella gerarchia delle leggi ha un valore minore. Sopra a tutto c'è la Costituzione che vieta l'apologia del fascismo (e la rilettura in chiave benevola di una pagina così sanguinosa della nostra storia altro non è che apologia del fascismo) e c'è anche lo Statuto Regionale.

Questa patetica applicazione del regolamento dimostra la malafede di chi ha voluto a tutti i costi evitare la valutazione politica dell'evento e, adducendo fantomatiche ragioni culturali, ha concesso la Sala del Consiglio al consigliere Mannocci di AN, calpestando i valori dell'antifascismo e di rifiuto del revisionismo storico che da sempre hanno rappresentato il fiore all'occhiello di tutte le passate amministrazioni.

I Comunisti Italiani si sarebbero aspettati da Lei, Signor Sindaco, un atteggiamento

completamente diverso. Invece, in totale spregio dell'accordo siglato dai quattro capigruppo dei partiti della maggioranza, vale a dire Giovanni Montanelli del PD, il sottoscritto per il PdCI, Claudio Bolelli per Rifondazione e Umberto Sbragia di Sinistra Democratica, con cui si chiedeva la convocazione del Consiglio nel pomeriggio di sabato 19 luglio per impedire l'iniziativa di AN e senza nemmeno comunicarcelo preventivamente, Lei e il Montanelli avete chiesto al Presidente Alessandro Betti - nel corso della Conferenza dei capigruppo di giovedì scorso - di far svolgere il Consiglio Comunale aperto nella mattinata di sabato, per permettere così ad AN di tenere la sua iniziativa che, come previsto, alla fine si è svolta nella Sala consiliare.

Tralascio di entrare nel merito delle altre decisioni cervellotiche come quella di invitare alla presidenza del Consiglio Comunale l'autore del libro e la rappresentante della casa editrice, nonché la contigentazione del tempo degli interventi a pochi minuti (anche questo da regolamento, ci ha detto il Betti) e la comunicazione di chiudere il Consiglio in tempo utile per garantire l'iniziativa dei fascisti, decisione avallata da Montanelli con la sua volontà di ritirare il suo Gruppo (il PD naturalmente) entro le ore 16.

Complimenti, complimenti vivissimi!

Non è stata accolta nemmeno una delle richieste avanzate dai Gruppi della sinistra.

Signor Sindaco, Lei ha commesso la più grave delle scorrettezze: ha tenuto conto solo delle indicazioni del segretario comunale del suo partito Yuri Sbrana e del capogruppo Giovanni Montanelli, i quali, obbedienti ai loro illuminati dirigenti Enrico Letta e Paolo Fontanelli, Le hanno dettato la linea da seguire, fregandosene completamente dei suoi alleati della sinistra.

Per noi Comunisti Italiani si è trattato un vero e proprio tradimento, soprattutto per la lealtà con cui, in questi quattro anni, abbiamo sostenuto la Giunta e collaborato fattivamente per la realizzazione del programma di legislatura da noi sottoscritto.

Lo strappo non è avvenuto, come sicuramente cercherete di dire alla popolazione, a causa di una cosetta da poco, ma di quello che è e rimane per tutti noi la base di tutto il nostro agire politico: la pregiudiziale antifascista.

E' questo il motivo di fondo per il quale sono venute meno le condizioni politiche di rimanere a far parte di un'alleanza così tragicamente calpestata.

Pertanto, come già annunciato in aula, prima di abbandonare un Consiglio comunale farsa, comunichiamo ufficialmente l'uscita del nostro partito dalla maggioranza e diffidiamo chiunque - politicamente si intende - volesse tentare di addossare le responsabilità sul Partito dei Comunisti Italiani, perché queste responsabilità sono tutte del Partito Democratico.

 

San Giuliano Terme, 22 luglio 2008.

Il Capogruppo PdCI

Marco Carioni

 

 

 

 

Intervento di Marco Carioni sulla Costituzione durante il consiglio comunale aperto svoltosi in Piazza a San Giuliano Terme il 3 Giugno.

 

Il 22 dicembre 1947 fu approvata dall’Assemblea Costituente la Costituzione repubblicana.

Il 27 dicembre dello stesso anno il Capo provvisorio dello Stato, Enrico de Nicola, firmava la sua promulgazione.

Il 1° gennaio 1948 la Costituzione italiana entrò ufficialmente in vigore.

Si tratta della più grande iniziativa unitaria che lo stato repubblicano ricordi dalla sua nascita, parimenti a quella che fu la Resistenza contro il nazifascismo. Come nella lotta partigiana, infatti, alla quale parteciparono unite tutte le forze politiche del Paese, così alla stesura del testo costituzionale concorsero tutti i partiti rappresentanti delle varie concezioni sociali, ideologiche e religiose, vale a dire la componente comunista e socialista, quella cattolica e quella liberale: La COSTITUENTE.

Sono questi, sostanzialmente i motivi che da sempre ci fanno definire la nostra Costituzione come la Costituzione nata dalla Resistenza, che da sessant’anni garantisce all’Italia un forte sistema di democrazia e di rappresentatività politica e istituzionale, oltre che una forma avanzata di stato sociale e di solidarietà di classe e tra generazioni come in pochi altri posti del mondo.

Oggi siamo qui a celebrarne giustamente e con la solennità che merita il sessantesimo anniversario, su iniziativa, appropriata, dell’Amministrazione comunale.

Sarebbe stato molto più bello, però, poter celebrare la sua continuità nel futuro, intesa questa come mantenimento di tutti i principi che la ispirano, in primo luogo quello dell’ordinamento dello Stato e delle regole che disciplinano la rappresentatività del popolo italiano nelle istituzioni, prima fra tutte quella del Parlamento.

Purtroppo, invece, da circa quindici anni non si fa altro, da parte di molte forze politiche anche di sinistra, o ex di sinistra, che minare proprio il modello di democrazia garantito dalla carta costituzionale, sempre più oggetto di attacchi ripetuti e insidiosi.

Attacchi iniziati ufficialmente con la bicamerale presieduta da Massimo D’Alema e conclusisi - per ora - con la riforma elettorale di Calderoli del 2005, che mina di fatto l’ordinamento democratico per sostituirlo con uno bipartitico, quasi semidittatoriale.

Quest’ultima riforma elettorale, infatti, ha provocato un ulteriore passo verso la compressione della rappresentanza e la riduzione del pluralismo politico, attraverso l’interpretazione che i capi delle principali forze politiche (Berlusconi e Veltroni) hanno dato alla legge Calderoli, smantellando le coalizioni e articolando la sfida elettorale per il premio di maggioranza su due listoni contrapposti, sulla falsariga della legge Acerbo, utilizzata da Mussolini nel 1924 per demolire appunto il pluralismo parlamentare.

Sbarazzandosi delle forze di sinistra dal suo schieramento, soprattutto i comunisti, Veltroni ha sostanzialmente ripudiato non solo un’alleanza con alcune delle forze politiche democratiche, oltretutto le più leali al governo Prodi, ma ha ripudiato – Veltroni -  una versione della democrazia pluralista, partecipata, rappresentativa costruita con grande fatica e tra mille problemi, che la Costituzione garantiva al popolo italiano, in favore di  un sistema di governo fondato su un bipartitismo forzato, asfittico e miserabile, reclamato in nome del falso concetto di una governabilità che dovrebbe dare “certezza”economica al Paese, ma che esclude tutti i grandi temi etici e sociali che un buon governo dovrebbe affrontare.

È questo il colpo più grave che abbia mai ricevuto la nostra Costituzione da quando è iniziato il calvario delle riforme. Le istituzioni repubblicane ne escono profondamente ferite e il concetto di stato sociale fortemente indebolito.

E sta già parlando, Veltroni, di dialogo con il centrodestra per scrivere nuove regole. C’è da farsi tremare i polsi al pensiero di che cosa ci aspetta a breve tempo: un inciucio che darà definitivamente il colpo di grazia alla democrazia, incanalando completamente il nostro Paese su un modello americano, con il quale ben sappiamo come viene eletto il presidente e l’esecutivo, ovvero con circa il 20-25% degli aventi diritto al voto.

La destra ha vinto, come si pensava, le elezioni. Una vittoria che le  permetterà  di far ritornare quella stessa cultura, quegli stessi personaggi e quelle stesse politiche che hanno caratterizzato il precedente governo Berlusconi, accentuando ancora di più l’emergenza democratica. Basti ricordare il G8 di Genova o l’attitudine a utilizzare i servizi segreti come una sorta di polizia politica di regime dedita alla sorveglianza e alla disarticolazione degli oppositori.

In questo quadro di evidente e sostanziale indebolimento della capacità di resistenza delle istituzioni democratiche alle degenerazioni della politica, che cosa si può fare?

Tutti oggi ci chiediamo da dove ripartire, soprattutto per creare i presupposti per un’inversione di tendenza.

Ebbene, il problema è la democrazia, dalla democrazia non si può prescindere. Ripristinare il pluralismo per ripristinare la partecipazione e la rappresentanza politica, restituendo alle forze politiche la libertà del confronto, del conflitto, della mediazione e rendendo di nuovo i cittadini italiani partecipi e attori della vita della comunità politica, invece che tifosi passivi di schieramenti imposti per legge.

Ripristinare tutto questo significa anche, e soprattutto, porre le basi per far ritornare i lavoratori soggetti attivi in una nuova stagione di conquiste sociali, prime fra tutte il superamento del precariato, la garanzia occupazionale, la questione salariale e un’iniziativa serrata contro gli infortuni nei luoghi di lavoro, che sono la più grave piaga del nostro paese. 

Ripristinare tutto questo significa anche porre un freno al fenomeno delle privatizzazioni e ai tentativi di abolizione del contratto nazionale di lavoro, come richiesto dalla nuova presidente di Confindustria Emma Marcegaglia attraverso una sorta di patto sociale tra lavoratori e imprenditori; in altre parole la soppressione della lotta di classe.

Ripristinare tutto questo significa anche arginare l’attacco allo stato sociale, alla sanità, al sistema pensionistico, alla scuola; insomma a tutte quelle conquiste sociali del passato e che invece, oggi, avrebbero bisogno solo di essere rafforzate per non far precipitare ulteriormente le famiglie in un ulteriore baratro esistenziale.

Ripristinare tutto questo significa anche poter affrontare la questione dell’immigrazione con iniziative opposte a quelle della Lega e delle altre forze reazionarie di destra, vale a dire con una politica che superi la pura e semplice repressione nei confronti dei più deboli come i lavavetri e i mendicanti. Una politica che, fra le altre cose, peggiora ancora di più la situazione generando sentimenti di odio e razzismo. Una politica che sta diventando sempre più prerogativa, purtroppo, anche di sindaci e assessori di centrosinistra. Occorre invece favorire iniziative reali per un’accoglienza e una convivenza – badate bene non semplice e banale tolleranza – e una vera integrazione degli immigrati. In altre parole creare lavoro e strutture adeguate per questi uomini e donne che vogliono diventare cittadini italiani.

Ripristinare tutto questo significa infine arginare l’ingerenza sempre più pressante degli apparati ecclesiastici e del Vaticano, mai come oggi così agguerriti contro diritti fondamentali come quello dell’aborto o del divorzio; figuriamoci cosa ne sarà dei DICO o delle stesse pari opportunità. Insomma cercare di difendere e, magari rafforzare, la laicità dello Stato.

Oggi non si parla d’altro, nei vari schieramenti di destra e di centro, ma anche in frange estese della sinistra, che di costi della politica e di ordine pubblico e non di lavoro e diritti. Sono problema seri, è innegabile. Ma pensare di affrontare questi problemi e trovare soluzioni adeguate attraverso pure e semplici riscritture di parti sostanziose della nostra Costituzione sarebbe un suicidio per tutti, perché significherebbe eludere il significato reale del problema stesso, che è quello della giustizia sociale, della legalità e di nuovi modelli di sviluppo e ridistribuzione delle ricchezze, attraverso il lavoro e la partecipazione diretta nelle scelte dell’esecutivo ridando tutto il suo valore alle assemblee elettive.

Sarà dura affrontare tutto questo. Lo sappiamo, ne siamo fin troppo consapevoli. Sarà un compito arduo e faticoso, ma necessario per il futuro di questa nazione. Per quanto ci riguarda, noi comunisti saremo, come sempre, in prima fila su questa strada.

 

 

 

 

Intervento di un membro del Direttivo del PdCI che in origine, se non fosse stata imposta la schedatura dei presenti, sarebbe stata letta durante il Consiglio Comunale aperto in merito alle vicende del libro dei Salò.

 

Qualcuno proveniente da un passato di cui si dovrebbe vergognare ha proposto in questa sala di nominare una strada ad Almirante, un nazi-fascista che dal ’38 al ’42 collaborò come segretario della redazione alla rivista La Difesa Della Razza. Egli si occupò di far penetrare in Italia le tesi naziste provenienti dalla Germania di Hitler. Successivamente nel ’43 coprì il ruolo di tenente della brigata nera dove il suo compito ovviamente era quello di scovare ed uccidere i partigiani e a scanso di equivoci riporto le sue parole:  “tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuorilegge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena.”. Qualora fosse non fosse abbastanza, e visti i tempi storici non è mai abbastanza, Almirante scrisse per la sua rivista: “Esclusivamente e gelosamente fascisti noi siamo nella teoria e nella pratica del razzismo.” e “il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato”. Chiunque, ma si vede che non è così, si dovrebbe vergognare della sua proposta perché o è in malafede o è di un’ignoranza culturale senza fine. Fatta questa premessa voglio dire al presidente del consiglio che l’aver dato una sala a questa forza politica che esprime tali pensieri è estremamente grave politicamente e culturalmente. Politicamente perché questo comune vanta di aver avuto dei partigiani che hanno dato la vita per darci la libertà e culturalmente perché non è ammissibile, ove le forze ce lo consentono, dare spazi per iniziative antistoriche presentate da partiti come già detto di ispirazione razzista. Per farvi un esempio terra terra, fareste mai fare un’iniziativa ad un partito pedofilo? Giustamente disgusterebbe tutti quindi per quale motivo dovremmo concedere una sala consiliare ad un partito che rivendica Almirante e le sue tesi razziste? Il razzismo non è un pensiero anticulturale? E non va combattuto in tutte le sue forme? Oggi sembra di no. Ci venite a dire che è per un discorso di democrazia e libertà, ma sono tutte frasine povere le vostre di cui non ne conoscete il senso profondo e lo possiamo vedere ampiamente oggi con la decisione che il PD ha preso in questa sala. Democrazia è rispetto delle minoranze, ma non certo di quelle d’ispirazione razzista che culturalmente e possiamo anche vedere materialmente con gli squadroni antirom, ledono la libertà altrui. Un uomo si deve ritenere libero fino a quando la sua libertà non lede la libertà altrui. E per libertà vi è anche il rispetto di certi principi quali l’uguaglianza tra uomo e uomo qualunque sia la sua estrazione sociale. I nostri partigiani sono morti per questo.

Altro punto che voglio affrontare è il concetto che sta dietro l’iniziativa. Il libro ha tutto il diritto di essere presentato, ma non certo in una sala consiliare. Il libro non è affatto un’apologia al fascismo, ma è ben peggiore. E’ un apologia al revisionismo storico. Giornalisti e storici che poco hanno a che vedere col fascismo da anni hanno iniziato ad intraprendere una campagna antistorica molto velata proprio come ha fatto per esempio Giampaolo Pansa. Persone che non erano nessuno fino a che il sistema non ha avuto bisogno di loro. Individui che con la sconfitta culturale delle sinistre e in particolar modo dei comunisti hanno iniziato, grazie alla loro interpretazione alternativa della storia, ad acquistare improvvisamente fama. I loro libri fino ad allora ignorati hanno iniziato ad avere più risalto tra i media. Ignorati perché storicamente inaccettabili come l’operazione foibe che è da 30 anni che si conoscono e sulle quali è nata una speculazione politica non indifferente capeggiata e iniziata sempre da AN. E questo è un chiaro e ovvio segnale, equiparare il fascismo al comunismo tassello fondamentale e insostituibile che organizzò la resistenza e ridette speranze ai lavoratori con le sue lotte di classe. E dentro questo quadro sta anche la nascita del PD. Non a caso Veltroni affermò che la lotta di classe non esisteva più e che il suo concetto era arcaico. Che questo lo vadano a dire nelle fabbriche, dove il precariato sta mietendo vittime, proprio quel precariato introdotto dai DS con la scusa che il mondo stava cambiando e si doveva modernizzare. Ma che modernizzare! Se avessero studiato o solo letto un po’ di più Marx forse avrebbero capito che lui tutte queste cose le aveva già analizzate 150 anni fa. Sinceramente noi comunisti e spero tutte le forze serie di Sinistra inizino a capire che non possiamo più lavorare con forze di questa matrice politica e culturale. Non possiamo confonderci con loro perché finiremmo per scimmiottarli. Sono fiero che il partito dei comunisti italiani finalmente abbai capito ciò venendo via dalla maggioranza. E ricordo un’ultima cosa a questo consiglio: che sui principi di democrazia e liberta a noi comunisti italiani non deve venirci ad insegnare niente e nessuno perché se ieri l’MSI e oggi AN possono esprimere le loro idee razziste è perché Togliatti e il PCI accettarono col loro compromesso storico l’ingresso in parlamento dei nuovi fascisti. Se AN voleva presentare il libro che andasse in un’altra struttura e non certo in una sala consiliare dove per altro è affisso un quadro rappresentante partigiani impiccati dai fascisti col filo spinato. Il fatto grave non sono loro, ma voi del consiglio e del PD che accettate tutto questo revisionismo, ma d’altronde è nella natura del vostro essere cambiare e mutare pensiero stando bene attenti di avere il vento in poppa. Di una cosa però mi consolo: finché in questo comune ci sarà un fascista che farà il saluto romano, ci sarà sempre un comunista a pugno alzato.

 

 

 

 

 

 

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