Frosini:
Resteranno sia la Falce che il Martello!

30/11/07

Il confronto che si è aperto sul simbolo
della cosiddetta “cosa rossa” - pessimo nome dal vago odor di occhettiana
sciagura - è decisamente surreale. Nessuno pretende di imporre il proprio
simbolo al nuovo soggetto plurale della sinistra. Nessuno, certo non i
comunisti, vuole che siano predominanti i propri tratti identitari.
Ma è del tutto evidente che nel simbolo futuro non potranno non essere
richiamate, né tantomeno impedite, le identità dei partiti che andranno a
comporlo.
Sicuramente per quanto ci riguarda non c’è alcuna disponibilità a rinunciare
ad un richiamo esplicito al comunismo: perciò la falce ed il martello ci saranno
o non ci sarà il simbolo unitario. Ovviamente, poi, saranno i grafici ed i
“creativi” a dargli forma.
Del resto i simboli in politica, come nella vita, definiscono il ruolo sociale:
chi mai andrebbe dove si espone il simbolo di una farmacia e c’è scritto
farmacia, a comprare una stecca di sigarette? I simboli del comunismo sono i
simboli del lavoro per come esso storicamente si propose. Se il comunismo
nascesse oggi forse al posto della falce e del martello ci sarebbe un computer.
Definiscono quindi un’identità basata sulla priorità di dare rappresentanza agli
interessi di una classe sociale maggioritaria nella società.
Una classe sociale, quella dei lavoratori dipendenti e di tutti coloro che pur
con la partita Iva si campano la vita come salariati, che è quella di chi
materialmente produce la ricchezza del sistema e dal quale “riceve”, stipendi
sempre più insufficienti per arrivare alla fine del mese e un’esistenza
precaria, come precario è il lavoro dei nuovi “sottoproletari” del terzo
millennio.
Quindi sarebbe un errore enorme ritenere il confronto sui simboli il frutto
di una contesa puramente esteriore. D’altra parte il Partito Democratico non
sarebbe nato se non si fosse sciolto il Pci. E per arrivare ai contenuti
politici e programmatici che quel partito oggi esprime non sarebbe stato affatto
sufficiente “cambiare” solo la linea politica del Pci. Si doveva, come in
effetti si fece, sciogliere quel partito partendo dai simboli.
Il simbolo di un partito, come quello di un qualsiasi soggetto politico -
quindi anche la futura federazione della sinistra unita - è la rappresentazione
plastica dello strumento con il quale si opererà nell’agone politico. Perciò
dallo strumento si capisce anche quale sarà il lavoro che verrà svolto.
Infine, tornando al “nostro” dibattito e concludendo: se Rifondazione ritiene
ingombrante il simbolo dei comunisti è un problema suo ed eventualmente del suo
corpo militante e dei suoi iscritti. Per quanto riguarda Sinistra Democratica è
davvero stupefacente che chi, dalla Bolognina in poi, ha sbagliato tutto dando
sostegno a quel progetto sciagurato che alla fine è sfociato nello scioglimento
persino dei Ds, pretenda di scrivere coordinate strategiche degne di qualche
fiducia, come avrebbe detto il grande Totò, “ a prescindere”.
Nino Frosini
Tirreno del 30/11/07