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Hanefi non rischia la pena di morte

 

Rahmatullah Hanefi non rischia la pena di morte. A dirlo l'ambasciatore dell'Afghanistan in Italia, Musa Maroofi
 

Rahmatullah Hanefi, il mediatore di Emergency che entrando in contatto con i talebani ha reso possibile la liberazione del giornalista Daniele Mastrogiaco, non rischia la condanna a morte.
E' quello che ha detto l'ambasciatore dell'Afghanistan in Italia, Musa Maroofi, in un'intervista al Tg1.
Alla domanda se Hanefi rischia la pena capitale, il diplomatico ha infatti risposto: ''Non penso che ci sarà alcuna esecuzione''. Nel rilevare che il processo a Hanefi si svolgerà ''molto presto'', l'ambasciatore Maroofi ha sottolineato che ''Rahmatullah è in prigione perché è sospettato di aver violato la legge, le sue azioni hanno spinto la polizia ad aprire un'inchiesta per accertare se ha avuto un ruolo nel rapimento e nelle due uccisioni''. ''Tutti sanno - ha subito aggiunto il diplomatico - che sono stati i taleban ma ci sono domande a cui deve dare delle risposte alle autorità afghane. Ogni cosa verrà alla luce in un processo''. Alla domanda se al processo Hanefi potrà contare su una difesa il diplomatico ha affermato: ''La Costituzione afgana prevede un legale difensore e lo avrà, se non può permetterselo avrà un avvocato d'ufficio''.

Ribadendo poi le accuse nei confronti di Hanefi, il diplomatico ha aggiunto: ''Per noi è difficile capire perché ci sia tanta simpatia per una persona che ha violato la legge piuttosto che per le vittime di un crimine brutale'' riferendosi alla Ong di Gino Strada. Maroofi ha ricordato che ''persone innocenti hanno perso la vita'' e si chiede perché ''ci si dimentichi di loro''.
A chi gli ha chiesto cosa pensasse della decisione di Emergency di lasciare l'Afghanistan proprio in seguito all'arresto di Hanefi, l'ambasciatore ha replicato: ''Ci dispiace, ma lo hanno deciso loro e spero che cambino idea; abbiamo rispetto per Emergency, che ha fatto tanto per aiutare gli afgani, ma il nostro obiettivo - ha concluso - è di fornire un ambiente sicuro per il personale di organizzazioni umanitarie come Emergency''.

L'Organizzione non governativa ha replicato contestando le dichiarazioni dell'ambasciatore: ''Non fanno altro che riconfermare la politica di diffamazione'', ha detto il portavoce di Emegency, Vauro. ''Quel 'criminale' che per l'ambasciatore sarebbe Rahmatullah Hanefi - ha continuato il vignettista - altro non è quella persona che si è prodigata in ogni modo per far funzionare un ospedale, che si è prodigata per i suoi connazionali così da essere stati curati gratuitamente ed efficacemente. E' la persona che ha rischiato la propria vita per salvare quella di Torsello e Mastrogiacomo''.
Vauro non ha dubbi: ''Rahmatullah non è un criminale e lo sappiamo perché lo conosciamo da sette anni. E' cresciuto nello spirito che muove Emergency secondo il quale anche una sola vita ha un valore altissimo. L'ambasciatore lo definisce criminale prima ancora che sia un processo a dirlo e questo è molto grave visto che l'affermazione viene da un'istituzione''. ''E' una menzogna poi dire che - ha proseguito il portavoce dell'organizzazione umanitaria - è stata Emergency a decidere di chiudere gli ospedali. Come si fa a dire questo quando un governo, il capo della sicurezza di un paese accusa un'organizzazione di essere fiancheggiatrice di Al Qaeda. E' evidente che tutto ciò equivale, nei fatti e nella forma, ad un decreto di espulsione''.

02/05/07

 

Intervista a Gino Strada

26/04/07 - Peace Reporter

Dottor Strada, qual è la situazione dei tre ospedali di Emergency in Afghanistan?L'ospedale di Lashkargah
 
Gli ospedali di Kabul, del Panjshir e di Lashkargah sono chiusi. I pazienti sono stati tutti dimessi dopo aver ultimato le cure di cui necessitavano: le ammissioni le avevamo già bloccate diversi giorni fa. I pochi pazienti non ancora in condizione di essere dimessi sono stati trasferiti in altre strutture ospedaliere.
Dentro abbiamo lasciato tutta l’attrezzatura medica. Il personale afgano dei tre ospedali, 1.200 persone in tutto, è stato mandato a casa, con salario garantito fino a fine maggio. Per sicurezza abbiamo lasciato solo le nostre guardie a sorvegliare le strutture e alcune decine di persone a far la guardia fuori dagli edifici e a fare le pulizie all’interno. Tutto questo perché vogliamo essere nelle condizioni di riaprire e riprendere l’attività in ogni momento.
 
L'ospedale del PanjshirQuindi non escludete la possibilità di tornare in Afghanistan?
 
Certo che no, ma poniamo delle condizioni. Il presupposto minimo, ma anche quello più difficile da ottenere, è la liberazione di Rahmatullah Hanefi. Il secondo è che vengano garantite condizioni di sicurezza a tutto il nostro staff, in maniera chiara: non ci bastano le belle parole che arrivano in queste ore da alcuni ministeri afgani. Ormai siamo abituati alla doppiezza delle autorità afgane. Ci vogliono i fatti. E da un mese a questa parte i fatti sono che il governo Karzai ha fatto di tutto per espellere Emergency dall’Afghanistan, arrestando il nostro personale, accusandoci di sostenere i terroristi indicandoci, quindi, come un nemico e infine mandando la polizia nei nostri ospedali. Il governo afgano ha minacciato Emergency e ha dato seguito a queste minacce. Gli inviti a tornare rivoltici da alcuni esponenti del governo contrastano apertamente con questi fatti, che sono stati tali da costringerci ad andarcene.
 
L'ospedale di KabulCome si sente, personalmente, in questo momento?
 
Ora mi sento tranquillo, per il nostro staff, che evidentemente non era più al sicuro, e anche per in nostri pazienti, perché in queste condizioni non eravamo più in grado di offrire servizi qualitativamente adeguati alle loro necessità: restare avrebbe significato ingannarli, illuderli e quindi danneggiarli. In questo momento per Emergency l’Afghanistan è un paese pericoloso, dove non è più possibile lavorare. Ovviamente la mia tranquillità sparisce se penso a Rahmatullah, chiuso in carcere a Kabul da oltre un mese.
 
Cosa si aspetterebbe ora dal governo italiano?
 
Il governo italiano è corresponsabile della carcerazione di Rahmatullah Hanefi e, con il suo disinteresse, della situazione che si è venuta a creare. Un governo che ha un minimo di dignità, che sia di destra o di sinistra, protegge i suoi uomini: non solo i suoi cittadini, ma anche coloro i quali lavorano per lui. Rahmat, nella vicenda Mastrgiacomo, ha lavorato per il governo italiano. Ma questo governo non lo ha protetto. Perché questo governo non ha la dignità necessaria per opporsi a una decisione che colpisce un suo uomo. Forse perché quella decisione non è stata interamente afgana, bensì mossa da “mani invisibili”, come ha detto giorni addietro il ministro afgano della Sanità. Mani statunitensi, ovviamente.
 
Quale interesse avrebbero gli Stati Uniti a colpire Emergency?
 
Emergency, soprattutto nel sud del paese, era percepita come una presenza scomoda. Era, anzi, l’unica presenza scomoda rimasta in zona di guerra. Il solo fatto di curare i civili vittime dei bombardamenti aerei della Nato è una cosa sgradita a chi sostiene che l’Occidente sia lì per portare democrazia e per ricostruire il paese. Non ho mai visto bombe che riscostruiscono! Tolta di mezzo Emergency, nel sud dell’Afghanistan rimangono solo soldati e spie.

 

 

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