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Moni Ovadia al congresso Pdci
«Se
non faremo della nostra cultura il luogo in cui si riconoscono i
cittadini saremo sconfitti»
(30.4.07)
– Nel giorno di chiusura dei
lavori congressuali del Partito dei comunisti italiani ha voluto
esserci anche lo scrittore ed attore teatrale Moni Ovadia. Dal palco
del Palacongressi di Rimini, Ovadia, ha invitato il popolo del Pdci
a lottare per l'uguaglianza, «una parola che ormai si sente
pronunciare raramente». Bisogna occuparsi del tema dei diritti,
uguali per tutti, il che non è una cosa sovversiva: «Già la
rivoluzione francese si basava su tre parole: liberté, fraternité e
egalité. La libertà senza uguaglianza è una truffa. Sono convinto
infatti che solo una società solidale può essere una società
giusta». In questo momento, secondo lo scrittore, il compito della
sinistra è «guardare al futuro tenendo fermi i propri principi, di
guidare il mondo, saperne interpretare le tensioni, le grandi
battaglie contro la fame, lo sfruttamento, per la dignità
dell'essere umano». Alle fondamenta dell'agire per Ovadia deve
esserci innanzitutto una forte battaglia culturale, «bisogna dare
alle nuove generazioni il senso della vita e della lotta, perché
sono state intossicate dal veleno consumista. Chi in questi anni ha
saputo, con molta abilità, occupare i gangli della cultura popolare
ha sbancato, non bisogna stare a guardare. Se non potremo fare della
nostra cultura il luogo in cui si riconoscono i cittadini, liberi e
democratici e i lavoratori, saremo sconfitti». L'appello di Moni
Ovadia è stato accolto con entusiasmo dalla platea del congresso. Lo
scrittore, per non rubare attenzione agli altri interventi, ha
lasciato la sala ma si è trattenuto nell'atrio a parlare con i
partecipanti al congresso. Dopo il caloroso incontro con i
militanti, Ovadia, è rientrato in sala ed ha seguito, rimanendo in
piedi e un po' in disparte, le conclusioni del segretario Oliviero
Diliberto.

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