HOME

NEWS 

ARCHIVIO

MULTIMEDIA

STORIA

CONTATTACI

INFORMAZIONI

LINKS

 

 

Resoconto della relazione di Diliberto

 

«Pensiamo ad una soggettività in cui ognuno possa essere se stesso, senza abiure»

27-04-07_1611(27.4.07) - Il segretario Oliviero Diliberto inizia la relazione rivolgendosi e ringraziando per la sua presenza il presidente della Camera e «se il cerimoniale lo consente, il compagno Fausto Bertinotti». Si alzano gli applausi, gli stessi che avevano accolto la stretta di mano fra Diliberto e Bertinotti. Il segretario del Pdci prosegue salutando il presidente Prodi e tutte le autorità, politiche e non, che occupano la platea, in modo particolare la cospicua e autorevole delegazione della Cgil, guidata da Guglielmo Epifani. La relazione è incentrata sui temi proposti nel documento congressuale, approvato quasi all'unanimità nei congressi locali, «secondo una vecchia tradizione»: pace, lavoro, sapere e cultura, unità e diversità. Diliberto riafferma il ruolo del Pdci, «un partito di governo», come già nel '44 Togliatti definì il Pci. «La democrazia italiana è ancora fragile, è questa la ragione dell'alleanza di centrosinistra: le forze politiche che compongono l'Unione sono le eredi di quelle che scrissero insieme la nostra costituzione. Oggi il governo Prodi rappresenta il miglior equilibrio possibile». Il segretario del Pdci esprime apprezzamento per la politica estera attuata da ministro D'Alema, affermando che dopo cinque anni di subordinazione agli Stati Uniti, l'Italia ha riacquistato autonomia nella propria politica estera, una politica di pace ed europeista. Il Pdci chiede un ritiro immediato dall'Iraq, una politica mediorentale, «continueremo a lottare con il popolo palestinese, come siamo al fianco dell'America latina che ha alzato la testa, imparando ad unirsi e vincere. Saremo vicini e continueremo a ringraziare una piccola isola caraibica, che nonostante tutto resiste». E di fronte ad un pubblico che applaude in piedi...«viva Cuba!». Diliberto si rivolge poi direttamente al premier Prodi: «Presidente, le truppe italiane sono in Afghanistan in aiuto del governo di Karzai, il governo che tiene in ostaggio Hanefi, non possiamo abbandonarlo. Il governo eserciti la massima pressione. Diliberto riafferma il ruolo del proprio partito nella coalizione governativa, un ruolo critico, «aiuteremo l'esecutivo correggendone gli errori, perché gli vogliamo bene». La finanziaria è stata un errore, per quanto riguarda i ticket ed il cuneo fiscale agevolato per le aziende, ma ci sono stati anche buoni risultati, come la stabilizzazione di migliaia di precari. Diliberto chiede a Prodi due cose, interventi a difesa dei salari e delle pensioni ed investimenti nei saperi e nella cultura. Il leader del Pdci tocca problemi attuali come le ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche e del Vaticano nella politica, «la laicità dello Stato è in pericolo, si rischia un arretramento su temi importanti, primi fra tutti i diritti civili». Sul caso Telecom Diliberto invita il governo a non farsi da parte, «intervenire è un dovere, proponiamo che si facciano avanti investitori istituzionali, in un paese civile settori così importanti dovrebbero essere pubblici». Si parla anche di legge elettorale e di soglie di sbarramento: «Alle ultime elezioni abbiamo conquistato 900mila voti, perché questi elettori non dovrebbero essere rappresentati in Parlamento?». Diliberto arriva a parlare del tema che gli è più caro, quello dell'unità a sinistra: «Nella fase che si è determinata riproponiamo ai soggetti di sinistra di ragionare non più sul se, ma sul come raggiungere l'unità». Il Pdci pensa ad una forma confederale, una soggettività in cui ognuno continui a essere se stesso, una sinistra senza aggettivi, senza paletti che escludano qualcuno, «un soggetto unitario che si occupi di lavoro, pace e diritti». Diliberto ricorda Antonio Gramsci, che scompariva i 27 aprile di 70 anni fa, il suo esempio politico, culturale e di fedeltà alle proprie idee. Diliberto insiste sulla diversità dei comunisti ed incita, «a chi vi dice che i politici sono tutti uguali, dite che non è vero!». Avvicinandosi alla conclusione il segretario si rivolge ai giovani, perché la politica si fa guardando al futuro ma ricordando due cose: bisogna essere consapevoli delle proprie radici, perché senza storia non c'è futuro, ma soprattutto, «ne vale ancora la pena, un altro mondo è ancora possibile». Diliberto chiude ricordando un'intervista a Enrico Berlinguer che, interrogato su quale fosse la sua più grande soddisfazione, rispose: «Sono orgoglioso di essere rimasto fedele agli ideali della mia giovinezza», il segretario dei Comunisti italiani augura a tutti i giovani presenti di poter dire anche loro questa frase fra tanti tanti anni. Oliviero Diliberto conclude la relazione di apertura del IV congresso del Pdci davanti ad un lungo applauso e a molti pugni alzati.

 

 

 

 

 

 

                                               HomeNewsArchivioMultimediaStoriaContattaciInfoLinks