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PdCi: Documento Politico del
Quarto Congresso Provinciale di Brindisi
Il Congresso del Partito dei Comunisti Italiani della Federazione
provinciale di Brindisi svoltosi nella sala Guadalupi del Palazzo di
Città, l’1 aprile del 2007, è stato molto partecipato e si è
sviluppato seguendo un dibattito appassionato e molto franco.
Numerosi sono stati gli interventi non formali delle forze politiche
e delle associazioni invitate.
Il dibattito in tutte le sue articolazioni ha ribadito che i
comunisti sono nati come forza di innovazione e di sviluppo e tali
restano, ogni tentativo di disegnarli come abbarbicati alla
conservazione e all’immobilismo è contraddetto dai fatti e
dall’azione politica di ogni giorno.
Il Documento Politico Nazionale e quello Regionale disegnano una
analisi sociopolitica pienamente e unanimemente condivisa,
tracciando una linea, altrettanto unanimemente condivisa, che se
percorsa con concretezza, pazienza e determinazione sarà certamente
foriera di risultati di grande valenza sociale e politica.
Brindisi è l’unica provincia pugliese nella quale il nostro partito,
pur avendo contribuito in maniera sostanziale alla vittoria del
centrosinistra, subisce l’ostracismo da parte degli altri partiti
della coalizione. Ciò nonostante abbiamo dimostrato che, anche in
assenza di riconoscimenti e partecipazioni istituzionali, la nostra
forza cresce e si consolida.
La gran parte dei comuni della provincia vede il nascere di nuove
sezioni del PdCI, tra i pochi luoghi nei quali la discussione e
partecipazione politica nei quali abbiamo lavorato e continueremo a
lavorare per la crescita politica e culturale della nostra società e
per dare un contributo allo sviluppo del nostro territorio.
Anche nel recente passato molto spesso le nostre idee sono state e
sono la guida per forze politiche ben più grandi di noi che, con
nostro grande piacere, le adottano e se le attribuiscono
artatamente. Ricordiamo la legge regionale sull’usura, alcune scelte
di politica energetica, le iniziative sui diritti dei lavoratori e
sulla sicurezza sul lavoro.
Abbiamo bisogno allora di organizzarci meglio per poter ottenere i
riconoscimenti che ci sono dovuti, sapendo che il nostro è un
partito, esso si basa sull’adesione volontaria, non possiede mezzi
economici che altri possiedono. Ma sappiamo anche che per questa
ragione siamo un partito libero e questa libertà dovremo difenderla
ad ogni costo.
La Provincia di Brindisi, secondo le classifiche de Il Sole 24ore,
continua a permanere in fondo alla lista sotto ogni profilo. Essa
vive continue emergenze in ogni settore. Ma una emergenza non
compare nelle classifiche: la presenza di una classe politica spesso
inconsistente e che sembra dotata di una sorta di spirito di
vendetta verso la propria terra.
Una terra che ha portato alla Regione, in Parlamento e anche al
Governo numerosi suoi figli di questa, anche con responsabilità e
poteri di alto profilo. Ciò nonostante ogni passo verso un modello
di sviluppo più consono alle esigenze del territorio e della sua
popolazione ha bisogno di scontri lunghi e faticosi, basta ricordare
la vicenda del rigassificatore. Una vicenda che non si è ancora
conclusa, una vicenda per la quale va dato merito alle associazioni
locali che lo hanno contrastato fin dall’inizio e che hanno avuto
nel Presidente Errico e nel Sindaco Mennitti i referenti più decisi
e credibili ma, spesso, anche più soli nelle rispettive compagini di
governo.
Una classe politica che, rifiutando di guardare al suo interno,
spesso delega all’autorità giudiziaria la soluzione dei problemi di
tipo penale che la attraversano, rifiutando di affrontare quelli di
carattere etico.
Si vive qui, concretamente, la deriva del distacco tra la politica e
i cittadini in una rappresentazione nella quale si tende a
cancellare l’esistenza delle relazioni tra classi sociali e
sostituendole con quelle tra ceti o vere e proprie caste, segnando
così un arretramento culturale, sociale e politico di proporzioni
gigantesche.
Insieme causa e conseguenza di ciò è la presenza di una sinistra
frantumata e conflittuale, tra i partiti e all’interno dei partiti
nei quali le spinte centrifughe, la ricerca di ruoli personali di
prestigio e di rendita spesso soverchiano le ispirazioni valoriali e
il credo politico.
Negli ultimi anni da ciò è derivata la “più nera delle province
italiane” il cui unico puntino non governato dal centro-destra era
il comune capoluogo. Il centro sinistra ha pagato un prezzo molto
elevato alla logica delle bandierine. Ha appoggiato e rieletto un
sindaco che, con un abile operazione di trasformismo, ha abbandonato
il centro destra, e insieme ad una amministrazione cosiddetta di
centro sinistra, ha decretato l’insorgere con un coacervo di
corruttele e criminalità che, dopo pochi anni, si è schiantato nelle
maglie della giustizia.
Dalla vittoriosa conseguenza delle elezioni Provinciali in poi, i
rapporti di forza si sono modificati, i colori sono cambiati, ma
permane, a nostro avviso, una seria preoccupazione sulle operazioni
di allargamento del centro-sinistra, nel quale il trasformismo di
alcuni soggetti politici ed economici continua ad esistere.
Con umiltà e senso di responsabilità, con testardaggine, noi
perseguiamo ogni strada nello spirito della ricomposizione della
sinistra, certo però che non accettiamo né accetteremo un indistinto
frullato nel quale tutto si mischia e si confonde. Non siamo né
saremo il luogo politico nel quale le minoranze di questo o quel
partito o movimento cercano di confluire per trovare una
collocazione, siamo il Partito dei Comunisti Italiani, a questo
partito si aderisce condividendone i principi, le regole e la
politica, si aderisce singolarmente e su base volontaria. Un partito
che discute e fa politica, che non può essere considerato un autobus
che sostituisce il treno che si è perduto. Anche questa è la nostra
diversità e la difendiamo e rivendichiamo.
L’impegno del nostro partito, sancito in questo congresso, è
scritto sulla tessera del 2007: abbiamo bisogno di muoverci, di
istruirci e di organizzarci nella consapevolezza che ciascuno di
noi, da solo, non vale nulla ma anche che ciascuno di noi è
importante per costruire una grande forza politica. Una forza
politica seria, capace di parlare soprattutto alle ragazze e ai
ragazzi, che sia per loro una fonte di fiducia nel futuro.
Abbiamo tre documenti di grande spessore, che approviamo
all’unanimità, essi segnano la nostra linea che rimarrà tale fino al
prossimo congresso.
Abbiamo bisogno allora del contributo di tutti dato con passione e
volontà, pretendendo in cambio che ciascuno sia degno di chiamarsi
comunista. Solleciteremo le altre forze politiche, il pulviscolo e
le meteoriti che si muovono a sinistra cercando di convincerli che
una sinistra forte è segno di semplificazione del quadro politico,
di chiarezza dei percorsi e di certezza nel governo dei processi e
del paese. Un forte partito comunista in Italia è stato e tornerà ad
essere garanzia di democrazia e di libertà per tutti, anche per
coloro che comunisti non sono. A chi ha scarsa memoria occorre
talvolta ricordare che senza la forza e l’organizzazione del PCI le
grandi battaglie per i diritti civili avrebbero avuto altra storia e
altri risultati. Siamo convinti che il gruppo dirigente che uscirà
da questo congresso avrà la forza e la capacità di perseguire questo
obiettivo.
La Commissione Politica
De luca Giuseppe
Presta Mario
Viva Salvatore
Casone Galileo
Brancasi Vito
05/04/07 |