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Il
Congresso del PdCI sui siti dei maggiori giornali nazionali
Il
Corriere on line del 30 aprile 2007
Diliberto: «Teniamo i nostri simboli». Rimini l'invito ad avviare il
processo per l'unità della sinistra radicale
RIMINI - Oliviero Diliberto termina con un appello all’orgoglio e
alla tradizione storica dei comunisti il Congresso nazionale del
Pdci a Rimini. Il segretario, dopo aver spinto con forza sul tema
dell’unità a sinistra, ha rassicurato i militanti e ha concluso così
il suo intervento, subito seguito dalle note di "Bandiera rossa":
«Nell’89 qualcuno ha pensato "si chiude qui". Chiudendo questo
congresso possiamo dire che non si è chiuso qui: noi veniamo da
lontano e continueremo ad andare molto ma molto lontano». Il
segretario ha avanzato poi in modo esplicito la richiesta di avviare
il processo per costruire l'unità della sinistra radicale, invitando
tutti i militanti ad «avere coraggio, visto che ci accingiamo ad
andare in mare aperto dove non ci sono approdi sicuro».
«CI TENIAMO IL SIMBOLO» - «Ci teniamo oggi, ci terremmo domani e per
sempre il nome, il simbolo, la stella e la bandiera d'Italia dei
Comunisti italiani». Il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto
risponde così alla richiesta avanzata da Armando Cossutta di
rinunciare a falce e martello, in relazione al nuovo percorso che il
partito intende intraprendere. Affrontando il tema nella relazione
conclusiva del quarto congresso Diliberto spiega: «Voglio rispondere
pacatissimamente - (a Cossutta, dice senza citarlo) - Se
rinunciassimo, accettando l'invito che ci è stato fatto oggi a nome
e simbolo, a chiamarci comunisti e a falce e martello, se dicessimo
di sì, allora aveva ragione Occhetto nell'89. Ci saremmo risparmiati
venti anni di fatica».
La Stampa on line del 30 aprile 2007
Radical, prove di partito unico. Diliberto: «Rimarremo sempre
comunisti», ma Mussi lo incalza: «No agli estremismi»
di AMEDEO
LA MATTINA
Il primo passo sarà il coordinamento dei gruppi parlamentari, ma la
nuova «Cosa di sinistra» è piena di nodi da sciogliere. Uno di
questi, ad esempio, lo ha individuato ieri come un rischio Fabio
Mussi all’assemblea di «Uniti a sinistra» organizzata da Pietro
Folena. «Nessun radicalismo e nessuna primazia, altrimenti non si va
da nessuna parte». A tranquillizzare il ministro dell’Università è
stato Giovanni Russo Spena. «Noi di Rifondazione non siamo così
stupidi da voler fagocitare gli altri: uccideremmo il bambino nella
culla. Anzi, questo pezzo di Quercia che si è staccato, ha il
pallino in mano». E anche dal punto di vista numerico, confida Russo
Spena, «le nostre rilevazioni danno Mussi in crescita: è arrivato al
3,5%. E sono solo all’inizio. Ora hanno bisogno di strutturarsi e
noi saremo generosi».
Già, la
Sinistra democratica di Mussi adesso deve far vedere che è una
realtà organizzata. Ma ci vogliono sedi, sezioni, finanziamenti, per
cui chiedono a Fassino di dare loro quello che spetta. Cesare Salvi
e Marco Fumagalli sono stati incaricati di trattare con il
coordinatore della segretaria diesse Migliavacca e il tesoriere
Sposetti. Trattativa durissima. Al primo incontro sono stati
respinti con perdite. «Almeno dove abbiamo vinto i congressi -
afferma Luciano Pettinari - ci devono dare le sedi. Nelle altre, per
il momento, dobbiamo convivere. Poi ci troveremo i nostri locali,
autotassandoci. I finanziamenti? Intanto con la costituzione dei
gruppi sia alla Camera che al Senato, una bella fetta del
finanziamento pubblico ce la portiamo via. Il resto fa parte della
trattativa, ma sappiamo che ci faranno pagare il danno politico che
arrechiamo».
Per la
Sinistra democratica, che si riunisce il 5 maggio al Palazzo dei
congressi all’Eur, il punto è diventare un magnete anti-Partito
democratico. Facendo politica, sgombrando il campo, come ha
puntualizzato Mussi, dal «luogo comune delle due sinistre, quella
radicale e quella moderata». L’obiettivo è lavorare invece a una
«sinistra plurale ma di governo», che eviti sbandamenti al centro
del governo. «Mi ha colpito la sincerità di Marini al congresso
della Margherita, concetti poi ripresi da Rutelli. Non sospetto che
ora si voglia fare un ribaltone, ma il mondo non si esaurisce in
questa legislatura e per la prossima Marini dice che ci saranno le
mani libere». Lo stesso timore ce l’ha Folena («il Pd può avviare
una fase di tentazioni neocentriste: lo si è visto dall’accoglienza
riservata dal congresso Ds a Berlusconi») che per primo si è
staccato dalla Quercia parlando di sinistra senza aggettivi. E’ lo
stesso concetto che al congresso di Rimini ha lanciato Oliviero
Diliberto: una sinistra senza aggettivi nella quale però ognuno
porta la sua identità.
Non sarà
per niente facile armonizzare la galassia di tutto ciò che sta fuori
dal Pd. Allo Sdi di Boselli di stare con i comunisti non gli passa
nemmeno per l’anticamera del cervello. Il leader dei Verdi Alfonso
Pecoraro Scanio guarda scettico quello che sta accadendo, mentre il
suo sottosegretario Paolo Cento è già nella partito della sinistra
unita.
Bisognerà
poi vedere dal punto di vista delle proposte cosa verrà fuori dal
coordinamento parlamentare. Mussi avverte che non ha intenzione di
seguire una politica radicale. Diliberto (rieletto segretario del
Pdci alla conclusione del congresso) ha invitato la base del partito
ad avere «coraggio e molta determinazione». «Quello che stiamo
provando a fare è navigare in mare aperto. Un mare pieno di insidie
e privo di un approdo sicuro, ma è un mare ambiziosissimo e per la
prima volta avvertiamo la presenza della riva». Ma a questa riva
Diliberto ci vuole arrivare da comunista, tenendosi stretto «oggi,
domani, dopodomani e per sempre la falce e il martello». E se
qualcuno avesse qualche dubbio ha aggiunto che «il capitalismo non è
in grado di affrontare nessuno dei grandi problemi»: «Noi vogliamo
il superamento del capitalismo, altrimenti non si è comunisti, si è
un’altra cosa». Perfino Armando Cossutta, ieri alla riunione di
Folena, ha detto che ormai bisogna chiamarsi soltanto «socialisti».
Unità on line del 30 aprile 2007
Diliberto: coordinamento con ex Ds, Prc, Verdi
«La prima cosa che chiedo a tutti voi è una cosa
semplice e al contempo molto difficile: vi chiedo di avere
coraggio». «Ciò che stiamo provando a cominciare a fare è navigare
in mare aperto. Una navigazione ricca di insidie e senza approdi
sicuri, ma è una grande e ambiziosissima navigazione e per la prima
volta avvertiamo la presenza di una riva». Il segretario dei
Comunisti italiani ricorda che il partito chiede l'unità a sinistra
da diversi anni, che tante sono state in passato le risposte
negative, ma che oggi, finalmente, i fatti gli stanno dando ragione:
«Oggi le cose sono più forti della volontà degli uomini. Ci sono
momenti nella storia in cui tutto si muove, in cui tutto cambia. Noi
dobbiamo essere al centro di questo processo, perchè se stessimo
fuori saremmo destinati ad essere sconfitti».
Con queste parole Oliviero Diliberto ha descritto
nella sua relazione conclusiva al congresso dei Comunisti italiani a
Rimini l'attuale fase politica e le prospettive del progetto di
unità a sinistra che mai come oggi è sembrata essere così a portata
di mano. «Avvertiamo la presenza di una riva» ha ripetuto ed ha
successivamente confermato che il Pdci accoglie «l'invito del
compagno Salvi: coordinamento dei gruppi parlamentari della sinistra
da domani». Un coordinamento al quale hanno già aderito Prc, ex Ds
di Mussi e Angius e Verdi, come ha spiegato al termine del suo
discorso parlando con i giornalisti. «Siamo felici, è l'ennesima
prova che l'unità è già nei fatti», ha commentato Diliberto,
aggiungendo che questo patto dovrà essere realizzato anche al
Parlamento europeo: bisogna costruire - ha detto - questa unità.
Ai militanti che temono la perdita di identità,
il segretario dei comunisti italiani ha mandato una rassicurazione
forte: «Non si deve chiedere a nessuno di rinunciare all'identità.
Dobbiamo impegnarci per trovare un equilibrio tra la nostra identità
e l'unità. Dobbiamo saperlo fare senza sbavature affinchè non
prevalga nè una forza identitaria nè una svendita per l'unita».
«Rispondo a nome di tutti: mi terrò ci terremo, oggi domani,
dopodomani e per sempre il nome comunisti, la falce e il martello e
la bandiera d'Italia». Oliviero Diliberto è convinto che la
realizzazione del progetto di unificare le sinistre produrrà un
risultato elettorale «a due cifre». Il segretario del Pdci, parlando
con i giornalisti al termine della sua relazione di chiusura del
congresso del partito non si è invece sbilanciato sul possibile nome
della nuova formazione: «Non ne ho la più pallida idea», ha risposto
sottolineando come «quello che conta non è la "cosa" ma le cose da
fare».
Il Giornale
di Vicenza on line del 30 aprile
IL CONGRESSO DEL PDCI. Appello per la
confederazione delle forze radicali fuori dal Pd. Blitz di Fede
accolto dai fischi
Diliberto: avanti con falce e martello: «Teniamo il simbolo. Leali
con l’Unione, di là c’è il Cavaliere»
Con un appello all’unità a sinistra il segretario Oliviero Diliberto
ha chiuso il quarto congresso del Pdci, Partito dei comunisti
italiani. Ma c’è già un appuntamento per l’ideale continuazione di
quanto è stato indetto per il 5 maggio a Roma organizzata da Fabio
Mussi e Gavino Angius ex Ds. Ci saranno anche Comunisti italiani,
Rifondazione, Verdi e socialisti dello Sdi, tutte quelle forze,
insomma, che potrebbero dar vita a un nuovo forte partito a sinistra
del Partito democratico, frutto della fusione tra Ds e Margherita.
Non è né sicuro né facile che diventi realtà, ma è il sogno di
Diliberto che ne ha rivendicato la primogenitura. «Dopo tanti anni
in cui da soli parlavamo di unità, ora la nostra strada è stata
premiata, avevamo ragione», ha rivendicato il segretario del Pdci.
Parte la navigazione in mare aperto, «ricca di insidie e senza
approdi sicuri, ma è un viaggio ambiziosissimo e per la prima vola
avvertiamo la presenza di una riva». L’approdo dovrebbe essere la
confederazione della sinistra, senza aggettivi in cui possano
riconoscersi comunisti, ex comunisti, socialisti ambientalisti e che
può raggiungere un risultato a due cifre. Diliberto ha annunciato un
coordinamento dei gruppi di sinistra al Senato alla Camera e al
Parlamento europero.
Ieri Diliberto è stato confermato all’unanimità segretario. Al
posto del presidente del partito Armando Cossutta è stato eletto
Antonino Cuffaro, 75 anni, di origine siciliana, tra i fondatori del
Partito comunista d’Italia, poi nel Pci fino al suo scioglimento nel
1991. E a Cossutta, che aveva chiesto di rinunciare a simbolo e nome
e ha disertato il congresso, Diliberto ha risposto.. «Mi terrò e ci
terremo», ha detto tra gli applausi, «oggi, domani e dopodomani e
per sempre, il nome comunisti, la falce, il martello, la bandiera
dell’Italia». Da partito comunista, il Pdci sarà parte dell’unità
della sinistra, e sarà parte del governo. Dopo aver confermato una
volta di più la lealtà a Romano Prodi, Diliberto però ha avvertito:
«Il nostro compito è fare le pulci al governo e aiutarlo a non
commettere più gli errori che pure gli imputiamo». Perché, ricorda
il segretario, l’esecutivo di errori ne ha fatti e l’elenco sarebbe
lungo. Ma l’alternativa è Berlusconi: «Ricordiamoci sempre chi c’è
dall’altra parte. È vero che la destra è messa abbastanza male, con
Casini che parla di due opposizioni e con Fini che si sta smarcando
dal Cavaliere, ma noi abbiamo vinto per un soffio e la destra ha un
radicamento molto forte». E quindi «guai a sottovalutarla».Per
cominciare a recuperare consensi, bisogna ripartire dalle fasce
deboli, dai temi sociali: i due terzi del «tesoretto» dovranno
essere utilizzati per i giovani, gli anziani, i redditi bassi.
Perché estendere i diritti, aveva detto Diliberto nella relazione di
apertura, significa essere riformisti e dunque la sfida al Pd è
lanciata. E per comunicare con loro, con il Pd, «non ci sarà bisogno
di un citofono», ha scherzato il segretario, «visto che siamo
alleati».
Insieme all’appello all’unità della sinistra radicale c’è stato
anche quello all’orgoglio e alla tradizione storica del Pci di
Enrico Berlinguer. «Con il crollo del muro di Berlino qualcuno ha
pensato: si chiude qui. Ma non è stato così: veniamo da lontano e
continueremo ad andare molto lontano», ha concluso Diliberto che ha
salutato i delegati anche al grido di «Forza Inter», prima delle
note di «Bandiera rossa» e di «Bella ciao» cantate dai delegati col
pugno chiuso.
Una bordata di fischi e urla aveva accolto ieri l’ingresso a
sorpresa del direttore del Tg4 Emilio Fede che ha ascoltato in prima
fila la relazione di Diliberto con il quale, ha spiegato il
giornalista, «ho un rapporto personale».
Il Corriere on line del 29 aprile 2007
Congresso Pdci, fischi per Emilio Fede E il direttore del Tg4
incassa senza fare una piega
RIMINI - Un
ospite a sorpresa è arrivato al Palacongressi di Rimini, dove
domenica si è svolta la terza e ultima giornata del congresso dei
Comunisti italiani. Accompagnato dal segretario del partito,
Oliviero Diliberto, è giunto il direttore del Tg4, Emilio Fede,
accolto da una bordata di fischi e urla quando ha fatto il suo
ingresso in sala. Le contestazioni si sono fermate solo quando
qualcuno dal tavolo della presidenza ha ricordato ai delegati che
tutti gli ospiti sono i benvenuti.
Emilio Fede
si è seduto in prima fila, per ascoltare la relazione del segretario
Oliviero Diliberto, circondato da un imponente servizio d'ordine.
Molti delegati sono rimasti spiazzati dall'arrivo del direttore del
Tg4, qualcuno l'ha definita una 'provocazione', c'è chi gli ha
gridato 'fascista'', 'buffone', 'stalliere di Arcore' e c'è chi gli
ha sventolato sotto al naso bandiera con la falce e martello. Fede
ha incassato le contestazioni senza fare una piega. «Non li ho
sentiti i fischi - ha commentato sorridendo - ma è legittimo, non
sarei stato a mio agio se tutti fossero stati d'accordo con me».
Fede ha detto anche di aver informato Berlusconi della sua visita a
Rimini. «Se Berlusconi fosse stato invitato - ha detto - sarebbe
sicuramente venuto». Diliberto nella conferenza stampa di
presentazione del congresso aveva detto di non aver invitato l'ex
premier per la sua incolumità. «È giusto che io venga qui, come
direttore, ad ascoltare la relazione del segretario di un congresso
importante - ha detto Fede - anche per la mia lunga militanza come
giornalista, ma anche perchè poi ho un rapporto personale con
Diliberto. Ma, al di là delle politiche di partito, io sono venuto
qui da direttore di un telegiornale».
Repubblica on line del 29
aprile 2007
Pdci,
Diliberto: "Restiamo comunisti. Unità a sinistra, ma senza abiure"
RIMINI -
Una sfida per l'unità della sinistra. Ma salvaguardando l'identità
comunista. Per questo la falce e martello restaranno nel simbolo,
nonostante Armando Cossutta ne abbia chiesto la scomparsa. "Perché -
scandisce - Oliviero Diliberto al congresso del Pdci di Rimini che
lo ha rieletto oggi all'unanimità - noi non ci siamo arresi al
crollo del muro di Berlino".
Comunisti a
congresso. Quelli del Pdci, quelli che parlano di futuro e unità a
sinistra ma che del passato non sembrano intenzionati a mollare
nulla. A partire dal simbolo. "Ci teniamo oggi - assicura Diliberto-
domani, per sempre, il nome, il simbolo, la stella e la bandiera
d'Italia. La nostra sfida è il contrario dell'abiura. Dentro la
sinistra ci andrà ciascuno come gli pare e noi entreremo da
comunisti nella sinistra senza aggettivi".
"Questo
congresso ha rappresentato un grande successo - dice il segretario
comunista nella relazione di chiusura - Siamo al crocevia della
discussione sulla sinistra italiana e siamo stati protagonisti di
una proposta politica che mi sembra sia stata accolta, nei tratti
essenziali, dalle altre forze politiche della sinistra nel corso di
questi tre giorni". Diliberto pensa a Mussi e a quelli che hanno
deciso di non far parte del costituendo partito demopcratico. E che
adesso aprono ad una forza che si collochi alla sinistra del Pd. "Un
nuovo soggetto unitario" aveva detto ieri tra gli applausi un'altro
fuoriuscito diessino come Cesare Salvi. Ma ad una condizione: "Non
si deve chiedere a nessuno di rinunciare all'identità. Dobbiamo
impegnarci per trovare un equilibrio tra la nostra identità e
l'unità - spiega Diliberto - Dobbiamo saperlo fare senza sbavature
affinchè non prevalga nè una forza identitaria nè una svendita per
l'unita".Insomma, per il segretario del Pdci è necessario che "non
prevalga nè la pulsione identitaria nè la svendita troppo unitaria".
Chiede
"coraggio" Diliberto. Parla di navigazione "in mare aperto". Una
navigazione "ricca di insidie e senza approdi sicuri" ma di cui si
avverte "la presenza di una riva". Si parte dunque. Cominciando con
il coordinamento dei gruppi parlamentari della sinistra da domani".
Come aveva chiesto Salvi.
La chiusura
è all'insegna dell'orgoglio e di una citazione cara al vecchio
Partito Comunista di Enrico Berlinguer. "Con il crollo del muro di
Berlino qualcuno ha pensato: si chiude qui. Ma non è stato così:
veniamo da lontano e continuereamo ad andare molto lontano". Finisce
con la rielezione del leader all'unanimità, che saluta i delegati al
grido di "Forza Inter". La marcia del nuovo soggetto della sinistra
è iniziata.
La Stampa
on line del 29 aprile 2007
Diliberto chiude il congresso: "Siamo un partito in salute"
Il futuro: «Sperimentare una via nuova a sinistra con i compagni che
hanno scelto di non aderire al Pd»
«Siamo stati protagonisti di una proposta politica che mi sembra,
possiamo oggi dire, è stata accolta dalle altre forze politiche
della sinistra nel corso di questi tre giorni. Quindi siamo un
partito davvero in salute e anche in palla. Un partito
protagonista». Così il segretario del Pdci Oliviero Diliberto nella
sua relazione di chiusura del 4° congresso dei Comunisti italiani.
Diliberto torna brevemente a ricordare il congresso del 2001 in cui
aleggiava l’interrogativo sciogliersi o no.
«Oggi
possiamo dire che tutti questi interrogativi - sottolinea - sono
alle nostre spalle. Ci siamo e ci saremo. Abbiamo azzeccato una
proposta ed anche la tempistica della proposta». Ricordando al
riguardo che inizialmente il congresso doveva celebrarsi tra gennaio
e febbraio ma poi è stato spostato all’indomani dei congressi Ds e
Margherita. Diliberto ricorda che in questi due congressi si è
verificato «un fatto nuovo, completamente inedito e cioè la fine
della lunga transizione, travagliatissima, dello allora Pds, Ds e
oggi Pd. La fine di un grande equivoco perchè appunto alcuni
compagni Ds approdano in un partito che non sarà più di sinistra ma
un partito di centro, un partito guidato da una sostanziale egemonia
moderata. Noi abbiamo deciso di fare il congresso una settimana dopo
e bene abbiamo fatto perchè come avevamo previsto la fine dei Ds e
l’approdo nel Pd ha comportato un movimento importante e cioè la
scelta di compagni importanti di non aderire al Pd e viceversa di
sperimentare una via nuova a sinistra, di rimanere saldamente
ancorati a sinistra e di cimentarsi insieme a tutti quelli che
saranno disponibili nella via dell’unità».
Oliviero
Diliberto osserva che «dopo tanti anni che praticamente da soli
abbiamo predicato l’unità, oggi possiamo dire che quella linea è
stata premiata. Avevamo ragione noi! La mia è stata per tanti anni
una vita da mediano, e dedicata a Oriali, lo dico da interista.
Quest’anno ho anche questa soddisfazione. Lo dico anche ai non
interisti: abbiate pietà. I congressi si fanno una volta ogni tre
anni e noi vinciamo lo scudetto una volta ogni 20... Ma è proprio
così, una vita da mediano, tutti noi l’abbiamo fatta. Ogni volta che
dicevamo vogliamo l’unità, vogliamo fare la confederazione, ci
rispondevano no. No perchè è un processo dall’alto, bisogna che sia
una cosa che viene dal basso. Si inventavano ogni volta - sottolinea
Diliberto - scuse diverse per non farlo. Oggi le cose che sono
notoriamente più testarde della volontà degli uomini, le cose ci
dicono che si può fare. Ci sono dei momenti nelle storie delle
società in cui di colpo tutto si muove e tutto si muove con una
rapidità eccezionale, e tutto cambia, e noi che avevamo sin da
allora, dal congresso del 2001, azzeccato una previsione politica,
se oggi stessimo fermi saremmo destinati ad essere sconfitti».
Il Corriere
on line del 28 aprile 2007
Diliberto: «Accetto la sfida riformista del Pd» «Bene la
proposta di Rutelli di abolire l'Ici sulla prima abitazione». Prodi
ha risposto: «Nessuno vuole escludere la sinistra»
RIMINI - «Da questa assise noi accettiamo la sfida del Partito
democratico, la sfida delle riforme, perché riforma, di per sé non
vuol dire nulla senza chiarire di quale riforma si tratta e a favore
di quale ceto sociale». Lo ha detto Oliviero Diliberto, segretario
dei Comunisti italiani, aprendo a Rimini il IV congresso del Pdci.
RIFORMISTA-MODERATO - «Oggi in Italia riformista è divenuto sinonimo
di moderato», spiega Diliberto, che ha sottoscritto poi la proposta
di Francesco Rutelli e della Margherita sulla casa: «È stata
avanzata una proposta sulla casa, sull'Ici e sugli affitti. Con
questa proposta intendiamo confrontarci con serietà. Abolire l'Ici
sulla casa di abitazione è una proposta riformista, perché estende
il diritto alla casa». Inoltre il segretario del Pdci ha commentato
positivamente il disegno di legge Amato-Ferrero sull'immigrazione,
che cancella la Bossi-Fini e, ma sulle pensioni ha avvertito:
«Aumentare l'età pensionabile non è riformista, perché colpisce
diritti conquistati nei decenni passati».
TELECOM: GOVERNO INTERVENGA - Secondo Diliberto, il governo sul caso
Telecom «non ha il diritto, ma ha il dovere di intervenire.
Proponiamo che la rete venga acquistata da un investitore
istituzionale. Ritorni cioè sotto il controllo pubblico, come
dovrebbe essere in un Paese civile. È così in tutti i principali
Paesi europei, dove lo Stato ha mantenuto il controllo, quando non
la proprietà, dei settori strategici dell'economia».
LEGGE
ELETTORALE - Per quanto riguarda la riforma della legge elettorale,
Diliberto schiera il partito verso «il modello regionale, che
garantisce bipolarismo, governabilità, rappresentatività e che
induce alle coalizioni perché conserva la soglia di sbarramento solo
per chi non si coalizza. Il segretario del Pdci ribadisce: «Noi
vogliamo bene a questo governo e cerchiamo di tenerlo lontano dalle
insidie di una coalizione larga e non omogenea. Ma ci permettiamo di
dare al governo un suggerimento: eviti di dare la sgradevole
impressione che vi sia chi lavora per giungere a misure che
cancellerebbero alcune forze politiche che lo sostengono».
LA REPLICA
DI PRODI - «Caro Oliviero, non posso che essere contento di questo
sforzo di costruire l'unità della sinistra purché proseguiamo
insieme per fare fronte comune rispetto a una destra ottusa», ha
affermato il presidente del Consiglio Romano Prodi nel suo saluto al
congresso del Pdci. «Il Pd sarà orgogliosamente di centrosinistra e
anche chi non ha condiviso questo percorso credo potrà ritrovarsi
insieme più avanti». Sulle riforme Prodi ha risposto: «Serve il
vostro contributo altrimenti le riforme saranno più lente oppure non
si faranno più».
Il Manifesto del 28 aprile 2007
A
sinistra un bacio lungo nove anni. Il '98 è lontano: il congresso
del Pdci accoglie calorosamente «il compagno Bertinotti». Il
segretario Diliberto rinnova la sua proposta di confederazione
allargata a movimenti e associazioni
di Andrea
Fabozzi
Le due
parole che il delegato comunista riesce a far arrivare a Fausto
Bertinotti, nella calca che lo circonda mentre il presidente della
camera lascia il congresso del partito dei comunisti italiani dopo
aver ascoltato la relazione di Oliviero Diliberto, sono
probabilmente troppo semplici e sicuramente premature. «Torniamo
insieme», gli dice.
Ma sono una buona sintesi dello spirito con il quale la platea
comunista accoglie Bertinotti. Le sue foto con i militanti dei
comunisti italiani, quella con la bandiera del Pdci, il doppio bacio
con Diliberto che poi dal palco lo saluta per primo - «presidente e,
se il cerimoniale me lo consente, compagno Bertinotti» - sono tutte
immagini che nove anni dopo si sovrappongono a quella più celebre
del 7 ottobre '98 in cui Diliberto stringe la mano ad Armando
Cossutta subito dopo aver pronunciato alla camera il discorso della
scissione. In mezzo a loro un Bertinotti livido e muto.
«Sono molto contento per l'accoglienza ricevuta e ringrazio», ha
potuto dire ieri sera a Rimini Bertinotti, trattenuto al congresso
dall'applauso dei vecchi compagni. Ma non è un caso che tutto questo
si sia potuto realizzare solo oggi, perché oggi nel Pdci non c'è più
uno dei protagonisti dei quella foto del '98: Armando Cossutta. Il
vecchio presidente ha lasciato il partito pochi giorni fa dopo mesi
di fredda ostilità, Diliberto gli dedica un saluto rispettoso nella
relazione «anche se il compagno Cossutta è molto polemico con noi».
Il congresso concede un tiepido applauso, i dirigenti aspettano di
capire se davvero l'ex presidente vorrà staccarsi dai senatori
comunisti aprendo così qualche problema al gruppo.
Diliberto dedica buona parte della sua relazione al tema dell'unità
a sinistra. L'occasione che si apre con la nascita del partito
democratico: «Ragioniamo non più sul se ma sul quando realizzare
questa unità», dice. La vecchia proposta del Pdci di confederazione,
che in origine era rivolta anche a tutti i Ds, torna riformulata:
«Noi pensiamo a una forma confederale perché ci pare una proposta di
buon senso. E' una forma che non prevede scomuniche o abiure, non
prevede vincitori né vinti». E che Diliberto adesso allarga anche «a
movimenti e associazioni». Il Pdci soffre ancora la sindrome del
figlio di un dio minore e deve conquistarsi lo spazio del dialogo a
sinistra palmo a palmo. E' un partito sicuramente unitario - nacque
per cercare di salvare il primo governo Prodi, invano - ma ha un
bagaglio simbolico piuttosto pesante da maneggiare per una sinistra
che vuole rinnovarsi. Dopo dieci minuti Diliberto ha già salutato
Cuba tra gli applausi, accanto a lui la scenografia prevede una
falce e martello delle dimensioni di un monolocale, «siamo e
resteremo orgogliosamente comunisti» sono le parole con cui chiude
la relazione. Ma anche qui è questione di sfumature. Per esempio
l'eurodeputato Marco Rizzo non saluta Bertinotti - con il quale
polemizza nelle dichiarazioni quotidiane - e urla l'Internazionale
sguainando il pugno sinistro, mentre Diliberto canticchia a braccia
conserte. E in fondo il segretario chiarisce: «Siamo orgogliosamente
comunisti ma mettiamo le nostre idee al servizio della sinistra». In
che forma spetterà «alla fantasia della politica» verificarlo.
E allora il discorso è solo un po' più prudente di quello che
Bertinotti va a fare davanti alle telecamere di La7 in cui persino
il cambio di nome e di simbolo del Prc non è più un tabù - «decidano
i dirigenti del partito», dice - e si delinea una formula in cui le
identità delle varie formazioni si stemperano in un contenitore
unico della sinistra. «Una soggettività plurale», dice Bertinotti.
«Una sinistra senza aggettivi», dice Diliberto, così da non mettere
in imbarazzo né comunisti né socialisti. Naturalmente falce e
martello in quanto più pesanti di qualsiasi aggettivo sarebbero
destinati a svanire sullo sfondo. Diliberto da un po' ne parla più
come i simboli del lavoro che del comunismo (l'ha fatto nei
congressi di federazione). E se una cosa vuole raccomandare il
segretario del Pdci è proprio che la sinistra metta al centro il
tema del lavoro. Sinistra senza aggettivi, dunque, non certo
«radicale» che a un togliattiano come Diliberto proprio non va giù,
magari partito del lavoro recuperando lo slogan di un congresso fa.
Oggi riflettori sugli equilibri interni al partito, senza che ci sia
da attendersi nessuna sorpresa se non l'elezione alla presidenza di
Antonino Cuffaro al posto di Cossutta. Domenica arriva Cesare Salvi,
interlocutore privilegiato insieme a Mussi per la costruzione
dell'unità a sinistra. «Qualcosa si sta muovendo» tira le somme
Diliberto e certo il Pdci vorrà farne parte. «Oggi abbiamo fatto
tutti insieme un passo avanti» commenta Giovanni Russo Spena del
Prc. Un passo lungo nove anni.
Repubblica on line del 27 aprile 2007
Diliberto,
confederare tutta la sinistra. "Il Pd avrà una deriva moderata"
RIMINI -
Mano tesa a Bertinotti e ai socialisti. Dal palco del quarto
congresso dei Comunisti italiani il segretario del partito Oliviero
Diliberto rilancia l'idea di confederare tutte le forze di sinistra.
Gli risponde, dallo stesso palco, Romano Prodi insistendo sulla
"collocazione di centrosinistra" della nuova formazione e sulla
volontà di "non discriminare nessuno".
Il
segretario dei Comunisti italiani lancia dunque la sfida della
riunificazione a sinistra, ma non pensa solo ai partiti:
"Riproponiamo ai soggetti della sinistra, non solo ai partiti ma
anche alle associazioni, alle organizzazioni dei lavoratori, ai
giornali della sinistra, alle singole personalità, a tutti insomma,
riproponiamo di iniziare finalmente a parlarci e a ragionare non più
sul se, ma sul come procedere sulla strada dell'unità".
Quanto al
Partito democratico, il giudizio di Diliberto è tutt'altro che
positivo. "Si tratterà di un partito di centro-sinistra che guarda
al centro, ribaltando il vecchio assunto della Democrazia cristiana.
La deriva, anche al di là della volontà dei singoli e della enorme
buona fede dei militanti - carne della nostra carne - sarà
inevitabilmente moderata".
Ad ogni modo non mette in dubbio i rapporti all'interno
dell'alleanza di governo. "Saranno nostri alleati - ha detto
Diliberto - certo. Gli rivolgiamo sinceri auguri. Ma è un approdo
diverso da quello della sinistra, nonché diverso anche da quello
dell'Ulivo originario, tanto caro ad Arturo Parisi."
Nel
pomeriggio l'atteso intervento del premier Romano Prodi: "Il nuovo
partito non è uno strappo nella storia della sinistra e sarà un
partito non rivolto al centro ma di centrosinistra". Ancora più
chiaro e netto il premier che davanti alla platea di Rimini dove
sono riuniti i delegati del partito dei Comunisti italiani, usa un
eloquio inedito rispetto al suo tradizionale: "Sia chiaro - ha detto
- il Partito Democratico non impone né guide moderate né inciuci". E
conclude: "Non pensate a un processo che si esaurisce, a un
ripiegamento obbligato, a due debolezze che si uniscono per trovare
forza: il Partito democratico è forza moderna e riformista, è
esigenza collettiva".

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