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Il Congresso del PdCI sui siti dei maggiori giornali nazionali

 

Il Corriere on line del 30 aprile 2007

Diliberto: «Teniamo i nostri simboli». Rimini l'invito ad avviare il processo per l'unità della sinistra radicale 

RIMINI - Oliviero Diliberto termina con un appello all’orgoglio e alla tradizione storica dei comunisti il Congresso nazionale del Pdci a Rimini. Il segretario, dopo aver spinto con forza sul tema dell’unità a sinistra, ha rassicurato i militanti e ha concluso così il suo intervento, subito seguito dalle note di "Bandiera rossa": «Nell’89 qualcuno ha pensato "si chiude qui". Chiudendo questo congresso possiamo dire che non si è chiuso qui: noi veniamo da lontano e continueremo ad andare molto ma molto lontano». Il segretario ha avanzato poi in modo esplicito la richiesta di avviare il processo per costruire l'unità della sinistra radicale, invitando tutti i militanti ad «avere coraggio, visto che ci accingiamo ad andare in mare aperto dove non ci sono approdi sicuro».
«CI TENIAMO IL SIMBOLO» - «Ci teniamo oggi, ci terremmo domani e per sempre il nome, il simbolo, la stella e la bandiera d'Italia dei Comunisti italiani». Il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto risponde così alla richiesta avanzata da Armando Cossutta di rinunciare a falce e martello, in relazione al nuovo percorso che il partito intende intraprendere. Affrontando il tema nella relazione conclusiva del quarto congresso Diliberto spiega: «Voglio rispondere pacatissimamente - (a Cossutta, dice senza citarlo) - Se rinunciassimo, accettando l'invito che ci è stato fatto oggi a nome e simbolo, a chiamarci comunisti e a falce e martello, se dicessimo di sì, allora aveva ragione Occhetto nell'89. Ci saremmo risparmiati venti anni di fatica».

La Stampa on line del 30 aprile 2007

Radical, prove di partito unico. Diliberto: «Rimarremo sempre comunisti», ma Mussi lo incalza: «No agli estremismi»

di AMEDEO LA MATTINA

Il primo passo sarà il coordinamento dei gruppi parlamentari, ma la nuova «Cosa di sinistra» è piena di nodi da sciogliere. Uno di questi, ad esempio, lo ha individuato ieri come un rischio Fabio Mussi all’assemblea di «Uniti a sinistra» organizzata da Pietro Folena. «Nessun radicalismo e nessuna primazia, altrimenti non si va da nessuna parte». A tranquillizzare il ministro dell’Università è stato Giovanni Russo Spena. «Noi di Rifondazione non siamo così stupidi da voler fagocitare gli altri: uccideremmo il bambino nella culla. Anzi, questo pezzo di Quercia che si è staccato, ha il pallino in mano». E anche dal punto di vista numerico, confida Russo Spena, «le nostre rilevazioni danno Mussi in crescita: è arrivato al 3,5%. E sono solo all’inizio. Ora hanno bisogno di strutturarsi e noi saremo generosi».

Già, la Sinistra democratica di Mussi adesso deve far vedere che è una realtà organizzata. Ma ci vogliono sedi, sezioni, finanziamenti, per cui chiedono a Fassino di dare loro quello che spetta. Cesare Salvi e Marco Fumagalli sono stati incaricati di trattare con il coordinatore della segretaria diesse Migliavacca e il tesoriere Sposetti. Trattativa durissima. Al primo incontro sono stati respinti con perdite. «Almeno dove abbiamo vinto i congressi - afferma Luciano Pettinari - ci devono dare le sedi. Nelle altre, per il momento, dobbiamo convivere. Poi ci troveremo i nostri locali, autotassandoci. I finanziamenti? Intanto con la costituzione dei gruppi sia alla Camera che al Senato, una bella fetta del finanziamento pubblico ce la portiamo via. Il resto fa parte della trattativa, ma sappiamo che ci faranno pagare il danno politico che arrechiamo».

Per la Sinistra democratica, che si riunisce il 5 maggio al Palazzo dei congressi all’Eur, il punto è diventare un magnete anti-Partito democratico. Facendo politica, sgombrando il campo, come ha puntualizzato Mussi, dal «luogo comune delle due sinistre, quella radicale e quella moderata». L’obiettivo è lavorare invece a una «sinistra plurale ma di governo», che eviti sbandamenti al centro del governo. «Mi ha colpito la sincerità di Marini al congresso della Margherita, concetti poi ripresi da Rutelli. Non sospetto che ora si voglia fare un ribaltone, ma il mondo non si esaurisce in questa legislatura e per la prossima Marini dice che ci saranno le mani libere». Lo stesso timore ce l’ha Folena («il Pd può avviare una fase di tentazioni neocentriste: lo si è visto dall’accoglienza riservata dal congresso Ds a Berlusconi») che per primo si è staccato dalla Quercia parlando di sinistra senza aggettivi. E’ lo stesso concetto che al congresso di Rimini ha lanciato Oliviero Diliberto: una sinistra senza aggettivi nella quale però ognuno porta la sua identità.

Non sarà per niente facile armonizzare la galassia di tutto ciò che sta fuori dal Pd. Allo Sdi di Boselli di stare con i comunisti non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello. Il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio guarda scettico quello che sta accadendo, mentre il suo sottosegretario Paolo Cento è già nella partito della sinistra unita.

Bisognerà poi vedere dal punto di vista delle proposte cosa verrà fuori dal coordinamento parlamentare. Mussi avverte che non ha intenzione di seguire una politica radicale. Diliberto (rieletto segretario del Pdci alla conclusione del congresso) ha invitato la base del partito ad avere «coraggio e molta determinazione». «Quello che stiamo provando a fare è navigare in mare aperto. Un mare pieno di insidie e privo di un approdo sicuro, ma è un mare ambiziosissimo e per la prima volta avvertiamo la presenza della riva». Ma a questa riva Diliberto ci vuole arrivare da comunista, tenendosi stretto «oggi, domani, dopodomani e per sempre la falce e il martello». E se qualcuno avesse qualche dubbio ha aggiunto che «il capitalismo non è in grado di affrontare nessuno dei grandi problemi»: «Noi vogliamo il superamento del capitalismo, altrimenti non si è comunisti, si è un’altra cosa». Perfino Armando Cossutta, ieri alla riunione di Folena, ha detto che ormai bisogna chiamarsi soltanto «socialisti».

Unità on line del 30 aprile 2007

Diliberto: coordinamento con ex Ds, Prc, Verdi

«La prima cosa che chiedo a tutti voi è una cosa semplice e al contempo molto difficile: vi chiedo di avere coraggio». «Ciò che stiamo provando a cominciare a fare è navigare in mare aperto. Una navigazione ricca di insidie e senza approdi sicuri, ma è una grande e ambiziosissima navigazione e per la prima volta avvertiamo la presenza di una riva». Il segretario dei Comunisti italiani ricorda che il partito chiede l'unità a sinistra da diversi anni, che tante sono state in passato le risposte negative, ma che oggi, finalmente, i fatti gli stanno dando ragione: «Oggi le cose sono più forti della volontà degli uomini. Ci sono momenti nella storia in cui tutto si muove, in cui tutto cambia. Noi dobbiamo essere al centro di questo processo, perchè se stessimo fuori saremmo destinati ad essere sconfitti».

Con queste parole Oliviero Diliberto ha descritto nella sua relazione conclusiva al congresso dei Comunisti italiani a Rimini l'attuale fase politica e le prospettive del progetto di unità a sinistra che mai come oggi è sembrata essere così a portata di mano. «Avvertiamo la presenza di una riva» ha ripetuto ed ha successivamente confermato che il Pdci accoglie «l'invito del compagno Salvi: coordinamento dei gruppi parlamentari della sinistra da domani». Un coordinamento al quale hanno già aderito Prc, ex Ds di Mussi e Angius e Verdi, come ha spiegato al termine del suo discorso parlando con i giornalisti. «Siamo felici, è l'ennesima prova che l'unità è già nei fatti», ha commentato Diliberto, aggiungendo che questo patto dovrà essere realizzato anche al Parlamento europeo: bisogna costruire - ha detto - questa unità.

Ai militanti che temono la perdita di identità, il segretario dei comunisti italiani ha mandato una rassicurazione forte: «Non si deve chiedere a nessuno di rinunciare all'identità. Dobbiamo impegnarci per trovare un equilibrio tra la nostra identità e l'unità. Dobbiamo saperlo fare senza sbavature affinchè non prevalga nè una forza identitaria nè una svendita per l'unita». «Rispondo a nome di tutti: mi terrò ci terremo, oggi domani, dopodomani e per sempre il nome comunisti, la falce e il martello e la bandiera d'Italia». Oliviero Diliberto è convinto che la realizzazione del progetto di unificare le sinistre produrrà un risultato elettorale «a due cifre». Il segretario del Pdci, parlando con i giornalisti al termine della sua relazione di chiusura del congresso del partito non si è invece sbilanciato sul possibile nome della nuova formazione: «Non ne ho la più pallida idea», ha risposto sottolineando come «quello che conta non è la "cosa" ma le cose da fare».

Il Giornale di Vicenza on line del 30 aprile

IL CONGRESSO DEL PDCI. Appello per la confederazione delle forze radicali fuori dal Pd. Blitz di Fede accolto dai fischi
Diliberto: avanti con falce e martello: «Teniamo il simbolo. Leali con l’Unione, di là c’è il Cavaliere»
 
Con un appello all’unità a sinistra il segretario Oliviero Diliberto ha chiuso il quarto congresso del Pdci, Partito dei comunisti italiani. Ma c’è già un appuntamento per l’ideale continuazione di quanto è stato indetto per il 5 maggio a Roma organizzata da Fabio Mussi e Gavino Angius ex Ds. Ci saranno anche Comunisti italiani, Rifondazione, Verdi e socialisti dello Sdi, tutte quelle forze, insomma, che potrebbero dar vita a un nuovo forte partito a sinistra del Partito democratico, frutto della fusione tra Ds e Margherita.
Non è né sicuro né facile che diventi realtà, ma è il sogno di Diliberto che ne ha rivendicato la primogenitura. «Dopo tanti anni in cui da soli parlavamo di unità, ora la nostra strada è stata premiata, avevamo ragione», ha rivendicato il segretario del Pdci. Parte la navigazione in mare aperto, «ricca di insidie e senza approdi sicuri, ma è un viaggio ambiziosissimo e per la prima vola avvertiamo la presenza di una riva». L’approdo dovrebbe essere la confederazione della sinistra, senza aggettivi in cui possano riconoscersi comunisti, ex comunisti, socialisti ambientalisti e che può raggiungere un risultato a due cifre. Diliberto ha annunciato un coordinamento dei gruppi di sinistra al Senato alla Camera e al Parlamento europero.
 
 
 Ieri Diliberto è stato confermato all’unanimità segretario. Al posto del presidente del partito Armando Cossutta è stato eletto Antonino Cuffaro, 75 anni, di origine siciliana, tra i fondatori del Partito comunista d’Italia, poi nel Pci fino al suo scioglimento nel 1991. E a Cossutta, che aveva chiesto di rinunciare a simbolo e nome e ha disertato il congresso, Diliberto ha risposto.. «Mi terrò e ci terremo», ha detto tra gli applausi, «oggi, domani e dopodomani e per sempre, il nome comunisti, la falce, il martello, la bandiera dell’Italia». Da partito comunista, il Pdci sarà parte dell’unità della sinistra, e sarà parte del governo. Dopo aver confermato una volta di più la lealtà a Romano Prodi, Diliberto però ha avvertito: «Il nostro compito è fare le pulci al governo e aiutarlo a non commettere più gli errori che pure gli imputiamo». Perché, ricorda il segretario, l’esecutivo di errori ne ha fatti e l’elenco sarebbe lungo. Ma l’alternativa è Berlusconi: «Ricordiamoci sempre chi c’è dall’altra parte. È vero che la destra è messa abbastanza male, con Casini che parla di due opposizioni e con Fini che si sta smarcando dal Cavaliere, ma noi abbiamo vinto per un soffio e la destra ha un radicamento molto forte». E quindi «guai a sottovalutarla».Per cominciare a recuperare consensi, bisogna ripartire dalle fasce deboli, dai temi sociali: i due terzi del «tesoretto» dovranno essere utilizzati per i giovani, gli anziani, i redditi bassi. Perché estendere i diritti, aveva detto Diliberto nella relazione di apertura, significa essere riformisti e dunque la sfida al Pd è lanciata. E per comunicare con loro, con il Pd, «non ci sarà bisogno di un citofono», ha scherzato il segretario, «visto che siamo alleati».
Insieme all’appello all’unità della sinistra radicale c’è stato anche quello all’orgoglio e alla tradizione storica del Pci di Enrico Berlinguer. «Con il crollo del muro di Berlino qualcuno ha pensato: si chiude qui. Ma non è stato così: veniamo da lontano e continueremo ad andare molto lontano», ha concluso Diliberto che ha salutato i delegati anche al grido di «Forza Inter», prima delle note di «Bandiera rossa» e di «Bella ciao» cantate dai delegati col pugno chiuso.
Una bordata di fischi e urla aveva accolto ieri l’ingresso a sorpresa del direttore del Tg4 Emilio Fede che ha ascoltato in prima fila la relazione di Diliberto con il quale, ha spiegato il giornalista, «ho un rapporto personale». 
 
 
Il Corriere on line del 29 aprile 2007

Congresso Pdci, fischi per Emilio Fede E il direttore del Tg4 incassa senza fare una piega 

RIMINI - Un ospite a sorpresa è arrivato al Palacongressi di Rimini, dove domenica si è svolta la terza e ultima giornata del congresso dei Comunisti italiani. Accompagnato dal segretario del partito, Oliviero Diliberto, è giunto il direttore del Tg4, Emilio Fede, accolto da una bordata di fischi e urla quando ha fatto il suo ingresso in sala. Le contestazioni si sono fermate solo quando qualcuno dal tavolo della presidenza ha ricordato ai delegati che tutti gli ospiti sono i benvenuti.

Emilio Fede si è seduto in prima fila, per ascoltare la relazione del segretario Oliviero Diliberto, circondato da un imponente servizio d'ordine. Molti delegati sono rimasti spiazzati dall'arrivo del direttore del Tg4, qualcuno l'ha definita una 'provocazione', c'è chi gli ha gridato 'fascista'', 'buffone', 'stalliere di Arcore' e c'è chi gli ha sventolato sotto al naso bandiera con la falce e martello. Fede ha incassato le contestazioni senza fare una piega. «Non li ho sentiti i fischi - ha commentato sorridendo - ma è legittimo, non sarei stato a mio agio se tutti fossero stati d'accordo con me». Fede ha detto anche di aver informato Berlusconi della sua visita a Rimini. «Se Berlusconi fosse stato invitato - ha detto - sarebbe sicuramente venuto». Diliberto nella conferenza stampa di presentazione del congresso aveva detto di non aver invitato l'ex premier per la sua incolumità. «È giusto che io venga qui, come direttore, ad ascoltare la relazione del segretario di un congresso importante - ha detto Fede - anche per la mia lunga militanza come giornalista, ma anche perchè poi ho un rapporto personale con Diliberto. Ma, al di là delle politiche di partito, io sono venuto qui da direttore di un telegiornale».

 
Repubblica on line del 29 aprile 2007

Pdci, Diliberto: "Restiamo comunisti. Unità a sinistra, ma senza abiure"

RIMINI - Una sfida per l'unità della sinistra. Ma salvaguardando l'identità comunista. Per questo la falce e martello restaranno nel simbolo, nonostante Armando Cossutta ne abbia chiesto la scomparsa. "Perché - scandisce - Oliviero Diliberto al congresso del Pdci di Rimini che lo ha rieletto oggi all'unanimità - noi non ci siamo arresi al crollo del muro di Berlino".

Comunisti a congresso. Quelli del Pdci, quelli che parlano di futuro e unità a sinistra ma che del passato non sembrano intenzionati a mollare nulla. A partire dal simbolo. "Ci teniamo oggi - assicura Diliberto- domani, per sempre, il nome, il simbolo, la stella e la bandiera d'Italia. La nostra sfida è il contrario dell'abiura. Dentro la sinistra ci andrà ciascuno come gli pare e noi entreremo da comunisti nella sinistra senza aggettivi".

"Questo congresso ha rappresentato un grande successo - dice il segretario comunista nella relazione di chiusura - Siamo al crocevia della discussione sulla sinistra italiana e siamo stati protagonisti di una proposta politica che mi sembra sia stata accolta, nei tratti essenziali, dalle altre forze politiche della sinistra nel corso di questi tre giorni". Diliberto pensa a Mussi e a quelli che hanno deciso di non far parte del costituendo partito demopcratico. E che adesso aprono ad una forza che si collochi alla sinistra del Pd. "Un nuovo soggetto unitario" aveva detto ieri tra gli applausi un'altro fuoriuscito diessino come Cesare Salvi. Ma ad una condizione: "Non si deve chiedere a nessuno di rinunciare all'identità. Dobbiamo impegnarci per trovare un equilibrio tra la nostra identità e l'unità - spiega Diliberto - Dobbiamo saperlo fare senza sbavature affinchè non prevalga nè una forza identitaria nè una svendita per l'unita".Insomma, per il segretario del Pdci è necessario che "non prevalga nè la pulsione identitaria nè la svendita troppo unitaria".

Chiede "coraggio" Diliberto. Parla di navigazione "in mare aperto". Una navigazione "ricca di insidie e senza approdi sicuri" ma di cui si avverte "la presenza di una riva". Si parte dunque. Cominciando con il coordinamento dei gruppi parlamentari della sinistra da domani". Come aveva chiesto Salvi.

La chiusura è all'insegna dell'orgoglio e di una citazione cara al vecchio Partito Comunista di Enrico Berlinguer. "Con il crollo del muro di Berlino qualcuno ha pensato: si chiude qui. Ma non è stato così: veniamo da lontano e continuereamo ad andare molto lontano". Finisce con la rielezione del leader all'unanimità, che saluta i delegati al grido di "Forza Inter". La marcia del nuovo soggetto della sinistra è iniziata.

La Stampa on line del 29 aprile 2007

Diliberto chiude il congresso: "Siamo un partito in salute"
Il futuro: «Sperimentare una via nuova a sinistra con i compagni che hanno scelto di non aderire al Pd»

«Siamo stati protagonisti di una proposta politica che mi sembra, possiamo oggi dire, è stata accolta dalle altre forze politiche della sinistra nel corso di questi tre giorni. Quindi siamo un partito davvero in salute e anche in palla. Un partito protagonista». Così il segretario del Pdci Oliviero Diliberto nella sua relazione di chiusura del 4° congresso dei Comunisti italiani. Diliberto torna brevemente a ricordare il congresso del 2001 in cui aleggiava l’interrogativo sciogliersi o no.

«Oggi possiamo dire che tutti questi interrogativi - sottolinea - sono alle nostre spalle. Ci siamo e ci saremo. Abbiamo azzeccato una proposta ed anche la tempistica della proposta». Ricordando al riguardo che inizialmente il congresso doveva celebrarsi tra gennaio e febbraio ma poi è stato spostato all’indomani dei congressi Ds e Margherita. Diliberto ricorda che in questi due congressi si è verificato «un fatto nuovo, completamente inedito e cioè la fine della lunga transizione, travagliatissima, dello allora Pds, Ds e oggi Pd. La fine di un grande equivoco perchè appunto alcuni compagni Ds approdano in un partito che non sarà più di sinistra ma un partito di centro, un partito guidato da una sostanziale egemonia moderata. Noi abbiamo deciso di fare il congresso una settimana dopo e bene abbiamo fatto perchè come avevamo previsto la fine dei Ds e l’approdo nel Pd ha comportato un movimento importante e cioè la scelta di compagni importanti di non aderire al Pd e viceversa di sperimentare una via nuova a sinistra, di rimanere saldamente ancorati a sinistra e di cimentarsi insieme a tutti quelli che saranno disponibili nella via dell’unità».

Oliviero Diliberto osserva che «dopo tanti anni che praticamente da soli abbiamo predicato l’unità, oggi possiamo dire che quella linea è stata premiata. Avevamo ragione noi! La mia è stata per tanti anni una vita da mediano, e dedicata a Oriali, lo dico da interista. Quest’anno ho anche questa soddisfazione. Lo dico anche ai non interisti: abbiate pietà. I congressi si fanno una volta ogni tre anni e noi vinciamo lo scudetto una volta ogni 20... Ma è proprio così, una vita da mediano, tutti noi l’abbiamo fatta. Ogni volta che dicevamo vogliamo l’unità, vogliamo fare la confederazione, ci rispondevano no. No perchè è un processo dall’alto, bisogna che sia una cosa che viene dal basso. Si inventavano ogni volta - sottolinea Diliberto - scuse diverse per non farlo. Oggi le cose che sono notoriamente più testarde della volontà degli uomini, le cose ci dicono che si può fare. Ci sono dei momenti nelle storie delle società in cui di colpo tutto si muove e tutto si muove con una rapidità eccezionale, e tutto cambia, e noi che avevamo sin da allora, dal congresso del 2001, azzeccato una previsione politica, se oggi stessimo fermi saremmo destinati ad essere sconfitti».



 

Il Corriere on line del 28 aprile 2007

Diliberto: «Accetto la sfida riformista del Pd» «Bene la proposta di Rutelli di abolire l'Ici sulla prima abitazione». Prodi ha risposto: «Nessuno vuole escludere la sinistra»   

RIMINI - «Da questa assise noi accettiamo la sfida del Partito democratico, la sfida delle riforme, perché riforma, di per sé non vuol dire nulla senza chiarire di quale riforma si tratta e a favore di quale ceto sociale». Lo ha detto Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, aprendo a Rimini il IV congresso del Pdci.

RIFORMISTA-MODERATO - «Oggi in Italia riformista è divenuto sinonimo di moderato», spiega Diliberto, che ha sottoscritto poi la proposta di Francesco Rutelli e della Margherita sulla casa: «È stata avanzata una proposta sulla casa, sull'Ici e sugli affitti. Con questa proposta intendiamo confrontarci con serietà. Abolire l'Ici sulla casa di abitazione è una proposta riformista, perché estende il diritto alla casa». Inoltre il segretario del Pdci ha commentato positivamente il disegno di legge Amato-Ferrero sull'immigrazione, che cancella la Bossi-Fini e, ma sulle pensioni ha avvertito: «Aumentare l'età pensionabile non è riformista, perché colpisce diritti conquistati nei decenni passati».

TELECOM: GOVERNO INTERVENGA - Secondo Diliberto, il governo sul caso Telecom «non ha il diritto, ma ha il dovere di intervenire. Proponiamo che la rete venga acquistata da un investitore istituzionale. Ritorni cioè sotto il controllo pubblico, come dovrebbe essere in un Paese civile. È così in tutti i principali Paesi europei, dove lo Stato ha mantenuto il controllo, quando non la proprietà, dei settori strategici dell'economia».

LEGGE ELETTORALE - Per quanto riguarda la riforma della legge elettorale, Diliberto schiera il partito verso «il modello regionale, che garantisce bipolarismo, governabilità, rappresentatività e che induce alle coalizioni perché conserva la soglia di sbarramento solo per chi non si coalizza. Il segretario del Pdci ribadisce: «Noi vogliamo bene a questo governo e cerchiamo di tenerlo lontano dalle insidie di una coalizione larga e non omogenea. Ma ci permettiamo di dare al governo un suggerimento: eviti di dare la sgradevole impressione che vi sia chi lavora per giungere a misure che cancellerebbero alcune forze politiche che lo sostengono».

LA REPLICA DI PRODI - «Caro Oliviero, non posso che essere contento di questo sforzo di costruire l'unità della sinistra purché proseguiamo insieme per fare fronte comune rispetto a una destra ottusa», ha affermato il presidente del Consiglio Romano Prodi nel suo saluto al congresso del Pdci. «Il Pd sarà orgogliosamente di centrosinistra e anche chi non ha condiviso questo percorso credo potrà ritrovarsi insieme più avanti». Sulle riforme Prodi ha risposto: «Serve il vostro contributo altrimenti le riforme saranno più lente oppure non si faranno più». 

Il Manifesto del 28 aprile 2007

A sinistra un bacio lungo nove anni. Il '98 è lontano: il congresso del Pdci accoglie calorosamente «il compagno Bertinotti». Il segretario Diliberto rinnova la sua proposta di confederazione allargata a movimenti e associazioni

di Andrea Fabozzi

Le due parole che il delegato comunista riesce a far arrivare a Fausto Bertinotti, nella calca che lo circonda mentre il presidente della camera lascia il congresso del partito dei comunisti italiani dopo aver ascoltato la relazione di Oliviero Diliberto, sono probabilmente troppo semplici e sicuramente premature. «Torniamo insieme», gli dice.
Ma sono una buona sintesi dello spirito con il quale la platea comunista accoglie Bertinotti. Le sue foto con i militanti dei comunisti italiani, quella con la bandiera del Pdci, il doppio bacio con Diliberto che poi dal palco lo saluta per primo - «presidente e, se il cerimoniale me lo consente, compagno Bertinotti» - sono tutte immagini che nove anni dopo si sovrappongono a quella più celebre del 7 ottobre '98 in cui Diliberto stringe la mano ad Armando Cossutta subito dopo aver pronunciato alla camera il discorso della scissione. In mezzo a loro un Bertinotti livido e muto.
«Sono molto contento per l'accoglienza ricevuta e ringrazio», ha potuto dire ieri sera a Rimini Bertinotti, trattenuto al congresso dall'applauso dei vecchi compagni. Ma non è un caso che tutto questo si sia potuto realizzare solo oggi, perché oggi nel Pdci non c'è più uno dei protagonisti dei quella foto del '98: Armando Cossutta. Il vecchio presidente ha lasciato il partito pochi giorni fa dopo mesi di fredda ostilità, Diliberto gli dedica un saluto rispettoso nella relazione «anche se il compagno Cossutta è molto polemico con noi». Il congresso concede un tiepido applauso, i dirigenti aspettano di capire se davvero l'ex presidente vorrà staccarsi dai senatori comunisti aprendo così qualche problema al gruppo.
Diliberto dedica buona parte della sua relazione al tema dell'unità a sinistra. L'occasione che si apre con la nascita del partito democratico: «Ragioniamo non più sul se ma sul quando realizzare questa unità», dice. La vecchia proposta del Pdci di confederazione, che in origine era rivolta anche a tutti i Ds, torna riformulata: «Noi pensiamo a una forma confederale perché ci pare una proposta di buon senso. E' una forma che non prevede scomuniche o abiure, non prevede vincitori né vinti». E che Diliberto adesso allarga anche «a movimenti e associazioni». Il Pdci soffre ancora la sindrome del figlio di un dio minore e deve conquistarsi lo spazio del dialogo a sinistra palmo a palmo. E' un partito sicuramente unitario - nacque per cercare di salvare il primo governo Prodi, invano - ma ha un bagaglio simbolico piuttosto pesante da maneggiare per una sinistra che vuole rinnovarsi. Dopo dieci minuti Diliberto ha già salutato Cuba tra gli applausi, accanto a lui la scenografia prevede una falce e martello delle dimensioni di un monolocale, «siamo e resteremo orgogliosamente comunisti» sono le parole con cui chiude la relazione. Ma anche qui è questione di sfumature. Per esempio l'eurodeputato Marco Rizzo non saluta Bertinotti - con il quale polemizza nelle dichiarazioni quotidiane - e urla l'Internazionale sguainando il pugno sinistro, mentre Diliberto canticchia a braccia conserte. E in fondo il segretario chiarisce: «Siamo orgogliosamente comunisti ma mettiamo le nostre idee al servizio della sinistra». In che forma spetterà «alla fantasia della politica» verificarlo.
E allora il discorso è solo un po' più prudente di quello che Bertinotti va a fare davanti alle telecamere di La7 in cui persino il cambio di nome e di simbolo del Prc non è più un tabù - «decidano i dirigenti del partito», dice - e si delinea una formula in cui le identità delle varie formazioni si stemperano in un contenitore unico della sinistra. «Una soggettività plurale», dice Bertinotti. «Una sinistra senza aggettivi», dice Diliberto, così da non mettere in imbarazzo né comunisti né socialisti. Naturalmente falce e martello in quanto più pesanti di qualsiasi aggettivo sarebbero destinati a svanire sullo sfondo. Diliberto da un po' ne parla più come i simboli del lavoro che del comunismo (l'ha fatto nei congressi di federazione). E se una cosa vuole raccomandare il segretario del Pdci è proprio che la sinistra metta al centro il tema del lavoro. Sinistra senza aggettivi, dunque, non certo «radicale» che a un togliattiano come Diliberto proprio non va giù, magari partito del lavoro recuperando lo slogan di un congresso fa.
Oggi riflettori sugli equilibri interni al partito, senza che ci sia da attendersi nessuna sorpresa se non l'elezione alla presidenza di Antonino Cuffaro al posto di Cossutta. Domenica arriva Cesare Salvi, interlocutore privilegiato insieme a Mussi per la costruzione dell'unità a sinistra. «Qualcosa si sta muovendo» tira le somme Diliberto e certo il Pdci vorrà farne parte. «Oggi abbiamo fatto tutti insieme un passo avanti» commenta Giovanni Russo Spena del Prc. Un passo lungo nove anni.

Repubblica on line del 27 aprile 2007

Diliberto, confederare tutta la sinistra. "Il Pd avrà una deriva moderata"

RIMINI - Mano tesa a Bertinotti e ai socialisti. Dal palco del quarto congresso dei Comunisti italiani il segretario del partito Oliviero Diliberto rilancia l'idea di confederare tutte le forze di sinistra. Gli risponde, dallo stesso palco, Romano Prodi insistendo sulla "collocazione di centrosinistra" della nuova formazione e sulla volontà di "non discriminare nessuno".

Il segretario dei Comunisti italiani lancia dunque la sfida della riunificazione a sinistra, ma non pensa solo ai partiti: "Riproponiamo ai soggetti della sinistra, non solo ai partiti ma anche alle associazioni, alle organizzazioni dei lavoratori, ai giornali della sinistra, alle singole personalità, a tutti insomma, riproponiamo di iniziare finalmente a parlarci e a ragionare non più sul se, ma sul come procedere sulla strada dell'unità".

Quanto al Partito democratico, il giudizio di Diliberto è tutt'altro che positivo. "Si tratterà di un partito di centro-sinistra che guarda al centro, ribaltando il vecchio assunto della Democrazia cristiana. La deriva, anche al di là della volontà dei singoli e della enorme buona fede dei militanti - carne della nostra carne - sarà inevitabilmente moderata".
Ad ogni modo non mette in dubbio i rapporti all'interno dell'alleanza di governo. "Saranno nostri alleati - ha detto Diliberto - certo. Gli rivolgiamo sinceri auguri. Ma è un approdo diverso da quello della sinistra, nonché diverso anche da quello dell'Ulivo originario, tanto caro ad Arturo Parisi."

Nel pomeriggio l'atteso intervento del premier Romano Prodi: "Il nuovo partito non è uno strappo nella storia della sinistra e sarà un partito non rivolto al centro ma di centrosinistra". Ancora più chiaro e netto il premier che davanti alla platea di Rimini dove sono riuniti i delegati del partito dei Comunisti italiani, usa un eloquio inedito rispetto al suo tradizionale: "Sia chiaro - ha detto - il Partito Democratico non impone né guide moderate né inciuci". E conclude: "Non pensate a un processo che si esaurisce, a un ripiegamento obbligato, a due debolezze che si uniscono per trovare forza: il Partito democratico è forza moderna e riformista, è esigenza collettiva".


 

 

 

 

 

 

 

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